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Solo-maxxing: la Gen Z sceglie sé stessa e lascia perdere il dating

Niente appuntamenti, niente relazioni: sempre più giovani scelgono consapevolmente la vita da soli. Ma è libertà vera o solo paura di farsi del male?

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Swipe a sinistra. Su tutto. Sul dating, sulle relazioni, sulle aspettative romantiche. La Gen Z ha trovato un nome per quello che molti stavano già facendo in silenzio: si chiama solo-maxxing e consiste nel togliere dal tavolo l’idea stessa di cercare un partner.

 

Cos’è il solo-maxxing e perché la Gen Z lo abbraccia

Viviamo in un’epoca in cui tutto si ottimizza — il sonno, la produttività, il corpo. La Gen Z ha deciso di applicare la stessa logica anche alla vita sentimentale: se le relazioni costano energie, tempo e spesso dolore, perché non investire tutto su sé stessi? Matthew Willner, psicoterapeuta, lo definisce chiaramente: “Il solo-maxxing è il nome di tendenza per la decisione intenzionale di vivere da soli e concentrare finanze e tempo su sé stessi, piuttosto che su una relazione.”

Come riportarto da Vice, dietro questa scelta ci sono motivazioni diverse — burnout da app di dating, preoccupazioni economiche, voglia di libertà, o semplicemente la stanchezza di ripetere sempre gli stessi schemi. “Ha senso storico che in periodi di incertezza, instabilità e disuguaglianza, più persone scelgano di vivere uno stile di vita più frugale e indipendente. Per alcuni è una scelta, per altri una necessità”, aggiunge Willner.

 

Solo-maxxing sano o meccanismo di difesa: la differenza

Qui arriva la parte scomoda. Perché c’è una differenza enorme tra chi sceglie la solitudine da una posizione di forza e chi la usa come scudo. Secondo Willner, “che il modello sia sano dipende davvero dalla motivazione. Guardarsi dentro ed esplorare se l’indipendenza viene da una sana auto-prioritizzazione o dall’evitamento è fondamentale.”

Chi fa solo-maxxing in modo sano riesce a immaginare, senza ansia, un futuro in cui potrebbe tornare a connettersi con qualcuno. Chi invece costruisce la propria pace sull’assenza totale di relazioni — rigido, senza eccezioni — probabilmente sta solo evitando di fare i conti con qualcosa di irrisolto.

“La preoccupazione non è che l’indipendenza o la decisione consapevole di vivere da soli sia malsana. La preoccupazione è quando quella decisione viene presa da un luogo di auto-protezione così rigido da precludere il potenziale di guarigione e connessione riparativa”, conclude lo psicoterapeuta.

Stare soli può essere la cosa più sana del mondo. O può essere la scusa più comoda. La differenza, spesso, la conosci solo tu.

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