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Stefano Accorsi e la crisi: “Mi sentivo Dio, mi sono sfracellato”
La caduta e la rinascita di un attore che ha imparato a ripartire
20 Febbraio 2026
A 54 anni Stefano Accorsi è un uomo che guarda indietro senza compiacimento e avanti senza paura. Attore affermato, padre di quattro figli, marito, oggi è protagonista del nuovo film di Gabriele Muccino, Le cose non dette, dove interpreta un cinquantenne che cerca riscatto anche attraverso il fisico. Un ruolo che ha richiesto disciplina e trasformazione.
In un’intervista al Corriere della Sera ha rivelato: “Gabriele Muccino mi aveva detto: ‘Ti voglio in forma’. Gli ho risposto che mi allenavo già. E lui: ‘No, devi essere in forma’. Così ho aperto i rubinetti”. L’allenamento diventa così molto più di una questione estetica. È concentrazione, energia, persino creatività: “Mi fa stare bene. E quando corro mi vengono nuove idee, anche se il 90 per cento sono sciocchezze”.
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Quando pensi di essere invincibile
Il momento di consacrazione arriva nel 2001, con quattro titoli che segnano un’epoca: La stanza del figlio di Nanni Moretti, L’ultimo bacio, Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek e Santa Maradona. Un filotto che può far perdere l’equilibrio. “È stato uno di quei momenti un po’ idioti della vita in cui pensi: allora sono Dio”. Il successo si moltiplica, l’attenzione cresce, la pressione diventa costante. “Fai un film e funziona, poi un altro, poi un altro ancora, e finisci per convincerti che l’ingrediente segreto sia tu. È lì che ti sfracelli”.
La popolarità invade la quotidianità. Fan sotto casa, interviste continue, perfino un incidente causato da un ragazzo che lo riconosce per strada. “Avevo i fan sotto casa, accendevo la tv e parlavano di me. Una volta un ragazzo mi ha riconosciuto per strada e ha fatto un incidente. Per fortuna nulla di grave. Ma ti accorgi che non puoi più guardare, sei solo guardato”.
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La crisi lontano dall’Italia
Poi arriva la fase più fragile. Il trasferimento in Francia, meno proposte dall’Italia, il dubbio che il treno sia passato. Nel libro Album Stefano Accorsi racconta le notti insonni a Parigi. “Mi chiedevo se quel successo sarebbe tornato. Era angosciante”.
È il momento del crollo, della perdita di certezze. Ma anche il punto in cui qualcosa cambia. Accorsi decide di non aspettare più. Nasce così la serie 1992, centrata su Tangentopoli. “Ho capito che dovevo muovermi io. Lo sfracello, se sai interpretarlo, può servirti per il futuro”.
Padre, marito, uomo imperfetto
Accorsi parla anche della paternità senza eroismi. Orlando e Athena, avuti con Laetitia Casta, Lorenzo e Alberto con la moglie Bianca Vitali, sposata nel 2015. “Siamo esseri umani, sbagliamo, non siamo eroi”. Gli amici lo definiscono un ottimista naturale. Lui sorride, ma ammette i propri limiti domestici. “Forse è vero, ma i miei figli direbbero che ho poca pazienza. Se urlano, urlo anch’io”.
Quanto alla differenza d’età con Bianca, vent’anni, nessun problema. “Non ce lo siamo mai posto. È un amore bello. Lei è bravissima con i ragazzi, organizzata, capace di risolvere problemi complessi”. Oggi la parola chiave è consapevolezza. Dopo essersi sentito invincibile e poi fragile, Accorsi ha imparato che la caduta non è la fine del racconto, ma l’inizio di un nuovo capitolo.
(Credits: @stefanoaccorsi)