Perché spesso ci riduciamo all’ultimo minuto per completare un lavoro? Non è una questione di pigrizia: come riportato da un articolo di Focus, la causa sarebbe la Legge di Parkinson.
Cos’è la legge di Parkinson?
Nel 1955, lo storico Cyril Northcote Parkinson ha affermato che “ll lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile per il suo completamento”. Quindi, il tempo impiegato per portare a termine un determinato compito è direttamente collegato al tempo che abbiamo a disposizione per svolgerlo.
La mancanza di tempo come carburante per il nostro cervello
Se il lavoro da fare non è urgente, il cervello si rilassa e attiva automaticamente la modalità “risparmio energetico”, diluendo il lavoro e concedendosi alcune distrazioni. Quando invece la scadenza si avvicina e il tempo stringe, si attiva il rilascio di dopamina e adrenalina. Di conseguenza, siamo più portati a focalizzarci solo sulle azioni essenziali senza perderci nei dettagli.
Come usare la legge di Parkinson a tuo favore
Il modo migliore per sfruttare la legge di Parkinson a nostro favore è fissare delle scadenze fittizie e “imbrogliare” il nostro cervello costringendolo ad essere più attivo.
