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Toni Servillo rappa “Le bimbe piangono” di Guè in “La Grazia”
Il rapper fa anche un cameo nel film
19 Gennaio 2026
Quando anni fa Guè rappava “Sorrentino non avrebbe fatto un ciak migliore”, forse non immaginava che la sua musica sarebbe finita nelle scene di La Grazia, l’ultimo film di Paolo Sorrentino, ora nelle sale italiane dopo l’apertura dell’ottantaduesima Mostra del Cinema di Venezia. La pellicola, con protagonista Toni Servillo, integra il brano Le bimbe piangono come vero e proprio dispositivo narrativo, conferendo al film un’energia contemporanea e inaspettata.
Il regista napoletano ha raccontato come sia nata questa collaborazione: “Me lo ha fatto scoprire mia moglie”, ha spiegato in conferenza stampa. “Ci siamo conosciuti quando ho presentato Parthenope a Milano, è molto simpatico. Ho iniziato ad ascoltare la sua musica, e mi ha fatto avvicinare a lui anche una sua certa vena dolorosa. Dietro al 90% dei suoi testi, che non capisco per via dei miei limiti generazionali, ci sono delle intuizioni sentimentali molto belle”.
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Il rap diventa “guilty pleasure” del Presidente
Nel film, il brano entra nella vita di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica interpretato da Toni Servillo, grazie a sua figlia Dorotea. La canzone diventa una sorta di guilty pleasure, un momento privato e quasi salvifico nella sua routine istituzionale. Dalla prima scoperta alla ripetizione continua del pezzo con le sue cuffie, Sorrentino usa Le bimbe piangono per umanizzare la figura del Presidente, riducendo a zero la distanza tra uomo e istituzione.
Così, il rap diventa uno strumento di rottura narrativa, destabilizzando la solennità del potere e rendendo evidente la fragilità di chi detiene responsabilità enormi. La scelta musicale non appare forzata: se Sorrentino in passato aveva introdotto riferimenti più canonici, come i Talking Heads in This Must Be the Place, qui la musica di Guè si inserisce perfettamente nel suo linguaggio cinematografico, come un ponte tra cultura pop e alta narrativa.
Guè e la quarta parete
Il rapper appare anche nel film, rompendo la quarta parete in una scena in cui riceve un’onorificenza e rappa davanti alla telecamera, mescolando ironia e profondità. La musica diventa così compagna ideale della riflessione sul concetto stesso di grazia, intesa come possibilità di dubitare, di mostrarsi fragili, di conciliare il privato con il pubblico.
Guè ha commentato l’esperienza con entusiasmo: “È stata un’emozione incredibile. Vedere Toni Servillo che interagisce con uno dei miei pezzi più hardcore, ‘Le bimbe piangono’, è abbastanza assurdo. Servillo fa il presidente della Repubblica, è una cosa molto sorrentiniana, anche la mia presenza. Poi non è che ti cambia la vita credo. Chi non ti vuole capire continuerà a non farlo e va bene così. Però, dovranno pensarci un po’ adesso prima di dire qualcosa, ecco”.
Riconoscendo la profondità dei testi, Sorrentino sottolinea come Guè porti una vena dolorosa e sentimentale nel film, capace di dialogare con la sensibilità cinematografica di un autore di fama internazionale, indipendentemente dal genere musicale o dall’appartenenza culturale.
(Credits: TikTok @liliana_delnegro)