Site icon

TUTTO NEWS

Tony Effe: “A Sanremo guardavo ‘Harry Potter’ per rilassarmi”

Il rapper romano si confessa e svela la sua inaspettata terapia a base di kolossal ed effetti speciali

#image_title

Dietro la corazza impenetrabile da bad boy, lo sguardo perennemente imbronciato e una sfilza impressionante di dischi di platino, si nasconde una vulnerabilità che pochi si aspetterebbero. Nicolò Rapisarda, universalmente noto come Tony Effe, sta vivendo il momento di massima consacrazione della sua carriera solista. 

Eppure, la pressione della notorietà e l’esposizione mediatica travolgente legata ad appuntamenti cruciali come il Festival di Sanremo possono destabilizzare anche l’icona più solida della trap italiana. A spogliarsi del personaggio per mostrare l’uomo dietro la musica è stato lo stesso artista, che in un’intervista esclusiva rilasciata per il numero cartaceo The Trap Issue di Billboard Italia ha rivelato il suo personalissimo metodo per ritrovare la serenità: una vera e propria terapia a base di grande cinema.

 

I film scacciapensieri durante il Festival

La gestione dello stress è diventata un tema centrale nella vita del cantante, un argomento già parzialmente esplorato tra le pagine del suo libro autobiografico intitolato Non volevo ma lo sono. Nel volume viene evidenziato come le storie del grande schermo siano state fondamentali per canalizzare la tensione nei giorni più frenetici della sua carriera

Intervistato sui dettagli di quei momenti, l’artista ha voluto specificare quali titoli abbiano occupato lo schermo della sua stanza d’albergo nella città dei fiori, dichiarando testualmente: “A Sanremo guardavo ‘Harry Potter’ per rilassarmi, ma anche ‘Interstellar’. Guardavo tanti film. Ultimamente ho visto un film che mi ha davvero colpito, ha una fotografia incredibile, si chiama ‘Sirat’. Li sto facendo vedere tutti a Giulia, ne doveva recuperare parecchi”. 

 

La saga fantasy di Harry Potter e i viaggi interstellari diretti da Christopher Nolan in Interstellar sono diventati così lo scudo perfetto contro le ansie da prestazione da palcoscenico.

 

L’incertezza dietro le hit da record

Il successo monumentale non cancella nemmeno i dubbi metodologici in fase di produzione. Nel pieno delle sessioni di registrazione, l’artista rivela un approccio ipercritico: “Non sono mai soddisfatto, ma ora sto lavorando davvero tanto, più del solito. Sono tanto con Drillionaire e Lax: la stessa squadra di ‘Icon’. Pensa che quando abbiamo registrato ‘Miu Miu’ pensavo fosse una schifezza totale”.

L’incertezza iniziale ha accompagnato persino la nascita del tormentone estivo Sesso e Samba, inciso in collaborazione con la cantante Gaia. “Mi succede per tutti questi pezzi un po’ mainstream. Poi finisco per convincermi che possono funzionare ma all’inizio sono molto limitato, mi impongo davvero un sacco di paletti. Non volevo nemmeno inserire ‘Effe’ in ‘Untouchable’. E poi invece questo è diventato proprio il mio sound, non mi ritroverei più in quello che facevo prima”.

 

Il regalo per i fan della Dark Polo Gang: com’è nato il progetto con Side

Il progetto condiviso con Side è nato per fare un omaggio mirato al pubblico storico della Dark Polo Gang. “L’intenzione era quella di fare un regalo ai fan. Lo abbiamo deciso e poi in 13 giorni lo abbiamo fatto. All’inizio doveva essere una ristampa: volevamo riaprire i pezzi vecchi e aggiungere i feat nuovi ma poi abbiamo pensato che fosse un oltraggio. Quindi abbiamo deciso di farlo uscire senza preannunci né marketing, proprio come ai vecchi tempi”.

Un’opera spontanea che soddisfa l’autore, nonostante le reticenze degli appassionati legati indissolubilmente al passato. “Mi piace più del primo ‘Crack Musica’. Poi penso che quando c’è un sequel le persone non sono mai soddisfatte. Per esempio, ora sto guardando la terza serie di ‘Euphoria’ e non mi piace più. Anche noi avremmo potuto continuare con lo stesso sound ma sarebbe stato troppo scontato e non avrebbe avuto senso. Io ho deciso di sperimentare dei generi diversi, un pezzo è pure rock. Non bisogna comportarsi per compiacere gli altri, se no lavori per loro”.

 

Il rapporto con la rabbia 

Nel libro autobiografico intitolato Non volevo ma lo sono, emerge infine una profonda analisi personale legata alle origini della propria aggressività giovanile. Da dove nasceva tutta quella rabbia? “Non saprei. Credo di avere un po’ di rabbia repressa che penso possa derivare dal fatto che non mi sentivo amato in maniera esplicita. Sia la psicologa che Giulia me l’hanno fatto notare. Mia madre non mi dice mai che mi vuole bene, ovvio che me ne voglia. Pure Giulia le dice spesso: ma diglielo no?”.

 

 

(Credits: Getty Images)

Exit mobile version