Il fisico italiano Lorenzo Gavassino, ricercatore della Vanderbilt University, analizza da tempo una questione che riapre un dibattito affascinante: le leggi dell’universo permettono davvero di tornare indietro nel passato?
La sua ricerca non parla di macchine del tempo, ma usa i modelli matematici per capire se la fisica possa “sopportare” il viaggio nel tempo senza mandare in crisi la nostra realtà.
La ricerca del fisico Lorenzo Gavassino
L’ostacolo principale per tornare indietro è l’entropia, ovvero la tendenza naturale delle cose a passare dall’ordine al disordine. Per questo motivo il tempo scorre in una sola direzione.
Gavassino ipotizza però che la meccanica quantistica possa creare delle piccole eccezioni locali. In particolari condizioni, chiamate curve temporali chiuse, il tempo potrebbe curvarsi su sé stesso permettendo traiettorie circolari. Secondo questa teoria, l’universo sarebbe in grado di “assorbire” queste anomalie mantenendo intatto l’equilibrio complessivo.
Einstein, Hawking e il muro dei paradossi
L’idea di base arriva da Albert Einstein, che immaginava lo spazio-tempo come un tessuto che può piegarsi fino a formare dei cerchi. Ma cosa succede se cambio il passato? Gavassino suggerisce che l’universo si auto-regoli: ogni azione rimarrebbe coerente con la storia, evitando paradossi.
Questo si collega alla “protezione della cronologia” di Stephen Hawking, l’idea che la natura stessa impedisca al tempo di contraddirsi o di creare situazioni impossibili.
