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Tredici Pietro: “Molti vedevano in me solo il figlio di Morandi”

Dal duetto a Sanremo al primo tour, il rapper racconta rifiuti, pressioni e il peso di un cognome ingombrante

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Il momento più simbolico ed emozionante è arrivato al Festival di Sanremo, quando Tredici Pietro ha condiviso il palco con il papà Gianni Morandi. Il duetto ha avuto un valore personale prima ancora che artistico, un passaggio delicato tra affetto familiare e identità da costruire. Come racconta a La Repubblica: “È stato come avere sul palco, allo stesso tempo, il mio mito e la mia più grande paura”.

 

Non sente il peso della popolarità 

La popolarità non lo spaventa, anzi rappresenta una responsabilità verso chi lo segue. “Se vuoi la bicicletta devi pedalare. Non sono infastidito dalla popolarità, sarebbe stato peggio se fossi uscito da Sanremo senza alcun effetto. C’è un dovere nei confronti di chi mi segue: se voglio prendere un caffè in pace posso farlo a casa. Non possiamo sottrarci a questo gioco”.

 

Il rapporto con il padre e la ricerca dell’indipendenza

Il legame con il padre resta centrale, ma non privo di complessità. Tredici Pietro ha spesso dovuto difendersi dall’etichetta di figlio privilegiato, cercando un percorso autonomo. La scelta di portare sul palco Vita nasce proprio da questo equilibrio tra radici e indipendenza artistica. “Si è parlato spesso di difficoltà tra me e mio padre, ma il fatto è che io non volevo niente di garantito, non mi piacciono i raccomandati. Ho cercato di fare per conto mio. Poi la decisione di scegliere ‘Vita’ è stata istintiva perché celebra una storia di famiglia. Ed è il mio preferito tra quelli di mio padre”.

 

I quattro anni difficili e la voglia di ripartire

Dietro l’esposizione mediatica, però, c’è un percorso segnato da porte chiuse e rifiuti. Dopo l’entusiasmo iniziale, alcuni progetti non hanno funzionato e l’artista ha attraversato una fase di incertezza. Un periodo che lui stesso descrive come fondamentale per crescere e ridefinire il proprio spazio.

Il racconto diventa più diretto quando parla delle difficoltà vissute lontano dai riflettori. “C’è stato un momento in cui mi sono sentito superato dalla musica, dopo l’exploit degli esordi due o tre dischi non sono andati bene. Sono stati funzionali per la mia crescita, ma mi hanno costretto a sbattere contro porte che non si sono aperte. Tanti manager mi hanno rifiutato, sembrava che non potessi essere interessante e ho dovuto crearlo io questo interesse. Anche quando fai un disco che entra nel cuore della gente e rinasci, molti vedono solo il figlio di Morandi e pensano che io abbia avuto tutto facile. Senza sapere che vengo da quattro anni difficili”.

Nonostante il peso del cognome, Tredici Pietro rivendica un percorso fatto di club, pubblico e credibilità più che di numeri digitali. L’obiettivo non è inseguire soltanto le classifiche, ma costruire un rapporto diretto con chi ascolta la sua musica. “Preferisco essere arrivato decimo al festival e suonare nei club”.

 

 

(Credits: Getty Images)

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