Può una risata mettere in crisi il potere? È questa la domanda al centro di “Dio ride”, il nuovo film di Giovanni Veronesi, ospite di 105 Friends con Tony e Ross per raccontare un progetto molto diverso dalle commedie che lo hanno reso famoso.
Al cinema dal 30 ottobre 2026, la pellicola è ambientata nel Seicento e vede protagonisti Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando, affiancati da un cast che comprende anche Alma Noce, Paolo Rossi e Carlo Cecchi.
La storia segue Leopoldo da Casamaggio, un frate cappuccino analfabeta che possiede un dono particolare: riesce a raccontare il Vangelo e i miracoli di Gesù facendo ridere le persone.
Le sue prediche conquistano il popolo, riempiono le piazze e svuotano le chiese, attirando però l’attenzione delle autorità religiose.
Per capire se il frate sia un impostore o un eretico, da Roma viene inviato il cardinale Vincenzo Maculani, interpretato da Silvio Orlando.
Un incontro destinato a mettere in discussione le certezze di entrambi.
Durante l’intervista, Veronesi ha spiegato che il protagonista è un personaggio inventato, mentre il contesto storico è reale e nasce da un lungo lavoro di ricerca, che lo ha portato a trascorrere tre mesi negli archivi vaticani per approfondire le vicende degli eretici.
Ma dietro la ricostruzione storica si nasconde soprattutto una riflessione attuale: la comicità può diventare uno strumento di libertà, perché permette alle persone di guardare la realtà con occhi diversi.
Il regista ha raccontato di aver voluto affrontare seriamente proprio il valore della risata, troppo spesso considerata qualcosa di superficiale, mostrando come anche un uomo semplice e inconsapevolmente ribelle possa rappresentare una minaccia per chi detiene il potere.
Giovanni Veronesi ha raccontato di essersi affezionato al Seicento già durante la lavorazione dei film dedicati ai moschettieri, ma di aver deciso questa volta di rischiare davvero, scegliendo una storia più profonda e personale.
A convincerlo a cambiare strada è arrivato anche un episodio piuttosto curioso: la comunicazione della pensione!
Dopo un primo momento di incredulità, il regista ha scherzato sul fatto che quella nuova sicurezza economica gli abbia dato la libertà di realizzare finalmente il film che desiderava, senza preoccuparsi troppo degli incassi.
Spazio poi al lavoro con Pierfrancesco Favino, che per interpretare Leopoldo ha utilizzato un particolare dialetto umbro antico, arricchito anche da parole inventate, e con Silvio Orlando, protagonista di un’interpretazione molto diversa ma altrettanto intensa.
Per descrivere i due attori, Veronesi ha scelto un paragone esilarante: Favino è una Ferrari, potente e rumorosa, mentre Orlando è una Rolls-Royce, silenziosa ma altrettanto straordinaria.
Tra le curiosità emerse anche le 35 anteprime organizzate prima dell’uscita ufficiale, la presentazione del film alla Mostra del Cinema di Venezia e uno dei suoi scherzi preferiti sul set: scommettere 100 euro con i macchinisti di riuscire a fare sei flessioni con un braccio solo.
