22 Gennaio 2025
A ogni professione corrisponde una malattia mentale
La teoria di partenza è che la predisposizione genetica a sviluppare certe patologie mentali spingerebbe le persone a scegliere determinati lavori anziché altri.
I ricercatori del JJ Peters VA Medical Center e della Icahn School of Medecine di Mount Sinai, hanno esaminato i dati genetici di oltre 400mila britannici e americani, mettendoli in relazione con la predisposizione a specifici disturbi neuropsichiatrici, come il disturbo dello spettro autistico o la schizofrenia.
Lo scopo, sottolinea Georgios Voloudakis, primo autore dello studio, è stato quello di verificare se alcune varianti genetiche che aumentano il rischio di sviluppare malattie mentali, potessero effettivamente modellare i tratti individuali delle persone a tal punto da avere influenza anche sulla scelta di una determinata professione.
Per ogni categoria professionale è stato verificato se il potenziale sviluppo di un certo tratto psichiatrico fosse collegato alla maggiore probabilità di lavorare in uno specifico settore.
Dalle analisi è quindi emerso che coloro ad esempio che lavorano nel campo dell’arte e del design, sono più inclini ad avere una predisposizione genetica allo sviluppo di malattie mentali in generale, come anoressia, disturbo bipolare, autismo, schizofrenia e depressione.
Chi invece lavora al computer potrebbe soffrire meno di depressione e di ADHD ma maggiormente di autismo.
Gli insegnanti tendono a presentare più sintomi di anoressia e ADHD, chi lavora nel settore dell’assistenza sociale ha più tratti depressivi, mentre agricoltori, pescatori e boscaioli soffrono maggiormente di ADHD, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività.
Questa condizione è associata anche a chi lavora nelle pulizie, ai cuochi e ai cameriere, agli operai, ai costruttori, ai poliziotti, ai parrucchieri e agli autisti dei mezzi pubblici.
Le persone con predisposizione genetica all’ADHD, secondo i risultati di Voloudakis, sono meno portate a diventare architetti o a lavorare nel campo della tecnologia, degli affari, dell’istruzione e del diritto.
Questo non significa necessariamente che le persone in questione abbiano consapevolmente evitato questo tipo di carriera lavorativa, ma che, avendo più difficoltà a scuola, non abbiano intrapreso percorsi di studi ad hoc.
In conclusione Voloudakis sottolinea che i tratti neuropsichiatrici hanno un impatto significativo sulle scelte professionali, ma non abbastanza forte da determinare la carriera di un individuo, poiché esistono molti altri fattori che entrano in gioco, come l’ambiente, l’istruzione, gli interessi, il sesso e l’età (e noi ci permettiamo di aggiungere la determinazione!).