20 Marzo 2026
Circa 1000 morti all’anno per autoerotismo
Il numero è solo una stima, visto che sull’argomento c’è una certa reticenza, ma già di per sé il fatto che si possa morire per autoerotismo merita una riflessione, perché normalmente la masturbazione non ha mai ucciso nessuno.
Eppure, al netto degli effetti benefici del fai da te, esiste una ricerca del piacere molto esasperata e fatta di sensazioni forti, pericolose e affatto sane.
Tra i casi più estremi di autoerotismo compulsivo rischioso c’è l’asfissia erotica, ovvero quella pratica di masturbazione che prevede legature al collo, sacchetti di plastica intorno alla testa, affinché la privazione momentanea di ossigeno al cervello aumenti la sensazione di benessere, favorendo un orgasmo più intenso.
Ma la perdita di coscienza, spesso sottovalutata, che avviene nel giro di pochi secondi porta a incidenti mortali, come accadde ad esempio a David Carradine nel 2009 (l’attore di Kill Bill).
La stima di questi decessi è difficoltosa proprio perché il più delle volte, a causa della vergogna provata dai parenti, vengono catalogate come suicidi.
In uno studio canadese calcolato sul periodo 1985-2009 e pubblicato nel 2012, si parlò di 38 morti in Alberta, mentre nel 2018 una ricerca tedesca ne stimò 100 all’anno nel proprio Paese.
Incidenti difficilmente mortali ma piuttosto frequenti durante l’autoerotismo sono quelli legati alla pratica di infilarsi oggetti estranei nell’ano, nella vagina e nell’uretere, con dei distinguo: per le donne i rischi sono più rari, poiché il cavo vaginale ha un fondo e gli oggetti sono recuperabili, ma nel caso dell’orifizio anale il discorso cambia (e non è un caso che i sextoys abbiano una base larga).
I consigli degli esperti si sprecano, e non sono così ovvi come si possa pensare visto il numero dei decessi: in tutti i casi evitare l’asfissia procurata, evitare di infilare oggetti che non siano sextoys e quindi poco sicuri, attenzione all’igiene e non associare le pratiche ad alcol e stupefacenti.
Insomma, stateci dentro.