Risultavano in ufficio alla loro scrivania, e invece erano a fare shopping, addirittura attraversando il confine e andando in Svizzera.
Il sistema era molto semplice, banale e già visto: a turno uno copriva l’altro timbrandogli il cartellino e facendolo risultare sul lavoro mentre in realtà era in giro per i fatti suoi.
Non solo con questo stratagemma coprivano assenze e allontanamenti dall’ufficio non autorizzati, ma si aumentavano anche le ore di straordinario senza mai averle effettivamente lavorate.
Le indagini sono iniziate nell’estate 2025 dopo alcuni sospetti e si sono concentrate sull’analisi di spostamenti, timbrature, immagini della videosorveglianza, dati di geolocalizzazione e pagamenti effettuati con carte elettroniche presso esercizi commerciali addirittura oltreconfine, in Svizzera.
Nel corso di una normale giornata di lavoro, è emerso che i due si prolungavano l’orario della pausa pranzo, si assentavano anche per commissioni personali come il rinnovo della patente o la spesa al supermercato, ma anche per visite sanitarie in strutture e studi medici e visite a parenti dei comuni fuori provincia.
Denunciati alla Procura della Repubblica, ora dovranno rispondere per i reati di peculato d’uso, false attestazioni o certificazioni, truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.
Complimenti!
