Dal primo gennaio 2010 al 31 dicembre 2023 ben 2.698 imprese iscritte come attività di sala da ballo e night club, sono state cancellate dalla Camera di Commercio.
La chiusura della cara vecchia discoteca italiana è legata a diversi motivi, dal calo demografico al lockdown durante la pandemia, dall’aumento dei costi di gestione fino al cambiamento del modo in cui i giovani usufruiscono della musica.
Il trend in discesa del principale luogo di divertimento di qualche decennio fa pare essere iniziato tra il 1980 e il 2010, con 800 sale da ballo rese inattive, ma lo scossone maggiore si è avuto nell’ultimo periodo: basti pensare che se a fine anni 90 le discoteche in Italia erano 7000, numero più numero meno, oggi ne rimangono solo 3346.
E a far stringere il cuore non sono tanto i dati numerici (che comunque fanno impressione con quel – 52%), bensì i locali vuoti, abbandonati o trasformati in altro, come supermercati, banche o catene commerciali di altro settore.
Il declino di discoteche diventate nell’immaginario veri e propri luoghi di culto del divertimento (facciamo due nomi? Bandiera Gialla di Rimini, Marabù Reggio Emilia, Genux nel Bresciano, L’Ultimo Impero in provincia di Torino) è un fenomeno che riflette un profondo cambiamento economico e socio culturale che, se da un lato forse era inevitabile, dall’altro non significa che sia stato un miglioramento.
