Per ora è solo un disegno di legge, ma End Kidney Deaths Act (letteralmente atto per la fine delle morti da rene) sta già infiammando il dibattito pubblico negli Stati Uniti.
Si tratta di una proposta che propone di assegnare a chiunque doni un rene a un estraneo, un credito di imposta federale del valore di 10mila dollari l’anno per cinque anni, per una ricompensa complessiva pari a 50mila dollari.
Al fine di far fronte a una delle emergenze sanitarie più urgenti nel Paese, il disegno di legge prevede di salvare circa 60mila vite all’anno, facendo risparmiare nel contempo ai cittadini americani 25miliardi di dollari sulle tasse.
Secondo la UNOS (United Network for Organ Sharing), ogni anno negli Stati Uniti oltre 100mila persone sono in lista di attesa di un organo per il trapianto e ogni giorno sono 17 quelle che muoiono perché non riescono a ottenerlo.
L’organo più richiesto in assoluto è il rene, come dimostrato dai numerosi tentativi falliti di utilizzare i reni di maiali modificati geneticamente pur di rispondere alle numerose esigenze.
La proposta ora riapre una serie di questione etiche e morali importanti, principalmente quella relativa alla pericolosità di pagare le persone in cambio dei loro organi.
Secondo i sostenitori del nuovo disegno di legge la attuale formula della donazione volontaria sarebbe disincentivata da diversi fattori, primo tra tutti quello economico: donare un organo costerebbe quasi 50mila dollari, tra le spese per il viaggio e quelle necessarie al recupero post intervento.
Chi invece è a sfavore, suggerisce che si innescherebbe un meccanismo molto pericoloso tra le persone povere, spinte dalla prospettiva di guadagnare qualcosa a cedere uno dei propri organi sottoponendosi a un intervento comunque pericoloso per la salute.
