Basterebbe una sola ora in meno o in più a notte di sonno, per fare una differenza significativa.
A dirlo è Rebecca Robbins, scienziata della Harvard Medical School, che ha spiegato in una sua recente intervista che, quando l’essere umano cambia il numero di ore di sonno, si presentano dei disturbi legati al rilascio di tossine dal cervello.
In breve il cervello durante il corso della giornata produce tossine, il cui accumulo è stato messo in relazione al declino neurocognitivo come il morbo di Alzheimer o la demenza senile, e che viene incrementato dall’insufficienza di riposo notturno.
Ma non solo: la Robbins ha dichiarato che i ricercatori hanno scoperto che coloro che sono privati del sonno, avrebbero un rischio più che doppio di contrarre raffreddore e influenza.
Per evitare quindi sistema immunitario fragile e danni neurocognitivi a lungo termine, sarebbe bene avere una routine del sonno consolidata, con ritmi che prevedono orari fissi in cui andare a letto e in cui svegliarsi, notti di sonno non inferiori alle 6 ore complessive, il divieto di utilizzare i devices prima di dormire o durante i risvegli notturni, l’adozione di abbigliamento comodo e cuscini appropriati, un momento di meditazione prima di addormentarsi e limitare i sonnellini post pranzo a 20 minuti.
