15 Luglio 2026
Grasso dei cadaveri usato per riempire i corpi svuotati da farmaci dimagranti
Vip sempre più magri, svuotati, esili come giunchi dentro a nuovi outfit di taglie ridottissime: il fenomeno dei farmaci dimagranti a base di semaglutide e tirzepatide sta cambiando profondamente il corpo non solo dei vip, ma dell’11% degli americani.
In ogni caso c’è un nuovo prodotto che sta facendo discutere ancor più dei miracolosi dimagranti ed è un iniettabile dal rassicurante nome di alloClae, impiegato per andare a riempire i vuoti antiestetici provocati dal dimagrimento, come seno, glutei e viso.
Non è silicone e nemmeno un filler sintetico: è grasso umano, stabilizzato, confezionato in siringhe, e proviene dai cadaveri.
Per quanto possa sembrare agghiacciante ai non addetti ai lavori, alloClae, prodotto da Tiger Aesthetics, non è il primo iniettabile a base di grasso cadaverico in commercio.
Basti pensare infatti che Renuva®, prodotto da MTF Biologics, esiste da almeno 10 anni e viene impiegato su aree più piccole come il viso, le mani e il collo.
La differenza principale sta infatti nella volumetria, visto che alloClae consente di riempire aree di entità maggiore, come i glutei ad esempio, e la sua consistenza, a detta dei chirurghi, è più densa e compatta rispetto ai prodotti già noti.
Per rassicurare i pazienti, Tiger Aesthetics ha precisato che durante la lavorazione del grasso cadaverico viene rimosso il DNA del donatore e che l’azienda lavora esclusivamente con banche del tessuto affiliate all’Association for Advancing Tissue and Biologics, organismo accreditante fondato nel lontano 1976.
Superata ogni barriera morale ed etica dell’impiego di un filler di questo tipo, cosa potrebbe andare storto?
Il rischio maggiore sta nella necrosi del grasso, una complicanza estrema ma possibile in cui il tessuto iniettato non riesce a integrare la propria rete vascolare con quella del ricevente e quindi inizia un processo di deterioramento.
Potrebbe quindi accadere che a distanza di un paio di mesi dall’iniezione, si avverta dolore e si noti una colorazione brunastra della pelle, la formazione di noduli e la fuoriuscita di un fluido giallastro dalla zona di iniezione.
Insomma, uno scenario abbastanza disgustoso.
Tiger Aesthetics puntualizza di non aver mai avuto casi confermati di rigetto o infezione, sottolinenando come la tecnica di iniezione in questo caso è fondamentale per la buona riuscita dell’operazione.
Del resto anche con il lipofilling autologo (ovvero il trasferimento di grasso nello stesso paziente da una zona a un’altra del suo corpo) può presentare necrosi.
Tuttavia, essendo difficile stabilire con precisione il profilo di rischio dell’alloClae, alcuni chirurghi preferiscono attendere dati di follow up a lungo termine prima di introdurlo tra la loro pratiche.
Ma veniamo al nodo cruciale di questa procedura, quello a cui tutti stanno pensando dall’inizio: l’aspetto etico.
Nel sistema americano (il fenomeno alloClae per ora è lontano dall’Europa) la donazione degli organi è regolamentata da leggi federali molto stringenti; le banche del tessuto non destinato a trapianto invece (categoria in cui rientra alloClae) operano in un quadro normativo differente e soprattutto frammentato.
Ogni Stato, per farla breve, ha proprie regole e nessun obbligo federale di accreditamento.
Semplicemente ci sono centinaia di strutture che ricevono decine di migliaia di corpi con moduli di consenso firmati per acconsentirne l’utilizzo per scopi commerciali, senza alcuna specifica.
E fino a quando sarà così, la questione resterà aperta.