30 Maggio 2025
I papà si licenziano per fare il mammo
Nel 2024 quasi 61mila genitori con figli fino ai 3 anni si sono visti costretti ad abbandonare il posto di lavoro e tra questi oltre 35mila hanno dato come motivazione principale l’esigenza di occuparsi della prole.
L’inconciliabilità della vita professionale con la cura della famiglia è un problema di vecchia data che negli ultimi anni ha raggiunto livelli preoccupanti.
Dalla fotografia dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, che accerta tra le altre cose che non vi siano casi di mobbing, a lasciare il lavoro sono soprattutto le donne, seppur con un incremento mai visto sino a oggi degli uomini.
Nel 2024 il 21,1% dei padri delle famiglie italiane ha scelto di dare le dimissioni per dedicarsi alla cura dei figli, superando abbondantemente la percentuale dell’anno prima che è stata del 7,1%.
Lo sbilanciamento di genere è sempre di notevoli proporzioni, sottolinea l’INL, ma la crescita dei padri è da interpretare come un segno del cambiamento dei tempi, oltre che dell’indebolimento ulteriore di un Paese che arranca.
Tra i papà dimissionari vi sono operai, sanitari, addetti al commercio, impiegati in alberghi e ristorazione, e tra i motivi della scelta vi sono impieghi poco e mal pagati.
Se prima era la donna a detenere lo scettro per impieghi insufficientemente retribuiti per mantenere la famiglia, oggi si assiste a un lieve cambio di tendenza, con uomini che lasciano impieghi a causa di contratti meno stabili e remunerati.
Il 24% degli abbandoni dei lavoratori padri è in Lombardia, seguono Veneto ed Emilia Romagna e agli ultimi posti troviamo Basilicata, Valle d’Aosta e Molise.