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14 Luglio 2026

Il 55% dei lavoratori disposto a cambiare azienda pur di portare al lavoro il proprio cane o gatto

Pet Friendly Advantage Workplace 2026 è il nome di un’indagine commissionata dal gruppo Mars e condotta da Censuwide su oltre 16mila dipendenti di 16 Paesi Europei, circa la possibilità di portare il proprio animale in ufficio.

Un lavoratore su due, secondo i risultati dell’indagine, ha affermato che una politica favorevole sugli animali influenzerebbe la scelta del datore di lavoro: in breve, sarebbe disposto a cambiare azienda a favore di quella che accetterebbe il suo animale in ufficio.

Non solo: l’81% degli intervistati ritiene che la presenza di animali sul posto di lavoro contribuisca a creare un’atmosfera meno conflittuale, più rilassata e più positiva.

Tra tutti i Paesi, il Regno Unito al momento è quello più aperto a una politica di questo tipo, con il 64% delle offerte di lavoro che segnala la presenza di uffici dog friendly.

A seguire la Germania con il 45%, gli Stati Uniti con il 42%, Australia con il 32%, Francia e Paesi Bassi con il 28%, Spagna con il 27% e Irlanda sl 17%.

L’Italia non è inclusa perché pare non siano stati raccolti dati sufficienti a stabilire la situazione attuale, nonostante le statistiche del Rapporto assalco-Zoomark 2026 indichino che il 54,5% delle famiglie italiane viva con almeno un animale da compagnia.

Nel nostro Paese risulterebbero 53,6 milioni di pet, tra cui circa 11 milioni di gatti e 9,1 milioni di cani.

Nonostante questi numeri, i dipendenti non hanno un diritto generalizzato a presentarsi in ufficio con il proprio animale, visto che tale possibilità dipende dal datore di lavoro, dalle caratteristiche dell’edificio, dai regolamenti interni e dagli obblighi di tutela e sicurezza (occorre considerare eventuali allergie, fobie, igiene, rischio incidenti e responsabilità per danni, oltre al benessere dello stesso animale, che non può trovarsi in un ambiente stressante).

Il Comune di Milano ad esempio consente ai propri dipendenti di chiedere un’autorizzazione che è comunque subordinata anche al consenso dei colleghi che dividono l’ufficio, mentre dal 2024 l’Università Bicocca consente ai dipendenti di andare in ufficio con il proprio cane (ma non se si è a contatto diretto e continuativo con il pubblico, nelle aule e laboratori didattici, in sale conferenza, in biblioteca e in mensa).

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