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Il fisco italiano regolarizza le prostitute?

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Con l’istituzione di un codice Ateco apposito (ovvero il numero con cui l’Istat classifica le attività economiche ai fini statistici), anche la prostituzione e le attività di escort rientrano in una sorta di regolamentazione che ha già scatenato inevitabili polemiche.

Il 96.99.92 sarebbe il codice accanto al quale si legge “servizi di incontro e attività simili” (e fin qui niente di strano), ma andando a controllare nella catalogazione spuntano anche i servizi di “fornitura o organizzazione di servizi sessuali, organizzazione di eventi di prostituzione o gestione di locali di prostituzione”.

E quindi il dubbio sorge spontaneo: a dispetto della legge Merlin 75/1958 che stabilisce che lo sfruttamento della prostituzione in Italia costituisce reato, l’introduzione di un codice Ateco ad hoc sembrerebbe rendere lecito gestire, ad esempio, una casa di appuntamenti.

In teoria, quindi, aprire una partita IVA per denunciare i redditi provenienti da quel tipo di attività è possibile?

Qualcuno osserva che ad essere vietata in Italia non è la prostituzione in senso stretto, bensì il suo sfruttamento e il favoreggiamento, ma Codacons, il coordinamento delle associazioni dei consumatori, tiene a fare dei distinguo.

L’intenzione di voler regolamentare anche da un punto di vista fiscale la prostituzione, se svolta in modo autonomo e su base volontaria, è positiva, riferiscono dall’associazione, ma nel merito della dicitura “organizzazione di eventi” e “gestione di locali di prostituzione”, il Codacons afferma che tali indicazioni si pongono “in netto contrasto con la legge italiana che se da un lato non vieta la prostituzione, dall’altro prevede il reato di sfruttamento della prostituzione, inteso anche come partecipazione ai proventi dell’attività di prostituzione (Cassazione del 2018), punito con reclusione da quattro a otto anni e una multa da 5mila a 25mila euro”.

La risposta dell’Istat non ha tardato ad arrivare: l’istituto di statistica ha precisato che il codice 96.99 (nel quale rientra anche il 96.99.92 con i riferimenti ai servizi sessuali) è stato recepito dalla classificazione statistica europea della attività economiche (Nace Rev 2.1).

Insomma, ci si è semplicemente adeguati a quando stabilito a livello europeo.

Ma non solo: le attività erano già presenti in una precedente classificazione, ma non erano certamente così bene esplicitate come nell’ultimo aggiornamento.

La classificazione così stabilita, precisa ancora Istat, può includere anche attività non legali, ma solo per “garantire l’esaustività della classificazione e la piena comparabilità dei dati tra Paesi dell’Ue, indipendentemente dal loro regime normativo”.

In Italia si terrà conto solo degli operatori che svolgono attività legali, come ad esempio le agenzie matrimoniali e quelle di speed dating.

Concludendo: il codice che identifica l’attività c’è, ma che sia legale svolgerla è un altro discorso.

E Codacons fa bene a parlare di vero e proprio “cortocircuito fiscale”.

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