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Il galateo di Whatsapp vieta i vocali

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Il galateo di Whatsapp vieta i vocali e il perché è presto detto: se una piattaforma utilizzata ormai dall’84% degli italiani si basa sull’immediatezza del servizio di messaggistica, cosa ci fanno monologhi infiniti che bene che vada si limitano a 10 (DIECI) minuti di vocale?

L’istituto americano The Emily Post Institute che da decenni si occupa delle buone maniere e del galateo, si è dichiarato assolutamente contrario ai vocali di 10 minuti e passa, definiti per l’appunto monologhi in cui non esiste possibilità per il ricevente di ribattere (se non con un altro vocale), e che fanno di Whatsapp una sorta di segreteria telefonica perpetua: insomma gli audio sono inappropriati, non eleganti e per durata decisamente cafoni.

Secondo le ultime statistiche, ogni giorno solo su Whatsapp vengono inviati 200 milioni di audio, creando ansia, imbarazzo sul posto di lavoro o sui mezzi di trasporto, rottura di amicizie se non vengono ascoltati nell’immediato o se, peggio, vengono ascoltati ma ai quali non si risponde nei successivi 5 minuti.

Sebbene sia lecito talvolta utilizzare un audio, soprattutto se si hanno le mani occupate o si è momentaneamente sprovvisti di occhiali per digitare un messaggio scritto, è fondamentale tenere conto della durata: l’inserimento recente della possibilità di ascoltare gli audio a velocità aumentata è un inequivocabile segnale che qualcuno esagera spesso e volentieri con i monologhi.

L’istituto si esprime in generale sulle regole di buona condotta della nota piattaforma di messaggistica, precisando che anche i messaggi di chat devono essere brevi, che in caso di dubbio se inviare o no un messaggio, meglio evitare, e che le emoji ormai sono superate (ed eccessivamente utilizzate in sostituzione delle parole: sforzatevi di scrivere, perdindirindina!).

Ma non solo: niente inviti alle feste nei gruppi, ma anche niente buongiornissimo con immagini idilliache, meme, opinioni politiche e foto di vacanze: ognuna di queste comunicazioni interessa a malapena chi le invia, figuriamoci tutto il resto del gruppo che le riceve.

L’istituto suggerisce infine che il tempo risparmiato a mandare messaggi inutili, dovrebbe essere impiegato per attività più corroboranti come una passeggiata all’aperto, possibilmente a telefono spento o in tasca.

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