Non esistono più desinenze femminili e maschili, o meglio secondo il politically correct sarebbe meglio non esistessero: è così che a dispetto dei puristi della grammatica italiana, (o del buon senso? ndr) viene praticamente imposto di sostituire la vocale di genere, con un più neutro asterisco.
Ma dopo aver ribaltato articoli, testi di favole, comunicati stampa, tutto in nome di un elemento più egualitario per indicare soggetti non binari, arriva l’ultima boutade dalla Germania, dove, attraverso un documento della Comunità Cattolica giovanile tedesca, la Katholische Junge Gemeinde, i giovani cattolici, sostenendo il fatto che l’immagine di un Dio maschio e bianco risulta ormai discriminante verso il genere femminile, chiedono l’adozione dell’asterisco dopo il nome del nostro Signore, che diventerebbe così Dio*.
La Conferenza Episcopale ha subito messo le cose in chiaro, sottolineando che il dibattito teologico sulla questione, al momento attuale, non è rilevante, visto che vi sono questioni molto più urgenti, aggiungendo che comunque Dio è molto più del sole, della luna e delle stelle. Non possiamo afferrare Dio.
Insomma: l’idea di scrivere Dio* in versione politically correct è stata elegantemente respinta al mittente.
E così sia.
