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Il grande riciclo dei regali non graditi

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Parlare di riciclare i regali fino a qualche tempo fa era tabù: regole di buona creanza suggerivano di stivarli in casa, fingendo gradimento, oppure addirittura di buttarli dopo un certo periodo, avendo cura di non farsi scoprire dal mittente del regalo.

Oggi cosa succede all’ennesimo paio di calzini, alla tazza improbabile, al pigiama in pile della taglia sbagliata o al kit bagno doccia che promette miracoli?

La parola magica è riciclo e non fa vergognare più nessuno, anzi!

Pare che un italiano su due scelga di rivendere i regali non graditi sulle varie piattaforme dell’usato che trattano un po’ di tutto, dall’abbigliamento all’oggettistica, liberandosi così di un impiccio e ricavandone un piccolo gruzzolo.

Ci sono ovviamente anche coloro che aderiscono alla pratica del regifting, e quindi impacchettano di nuovo il regalo e lo donano ad amici o parenti alla prima occasione utile: questa è la fine di molte cravatte, sciarpe, guanti, cappelli, tovaglie o strofinacci per la casa, e non dimentichiamo i profumi!

Alcuni consigli per poter eseguire un regifting perfetto: quando si scarta un regalo non rovinare la scatola (visto che potrebbe servire), ricordarsi di non riutilizzare la stessa carta regalo e di rimuovere eventuali bigliettini personalizzati (se vi chiamate Mario e riutilizzate il regalo per Anna, potrebbe sorgere qualche problema), ricordate anche chi vi ha fatto il regalo sgradito per evitare di rimbalzarglielo (sì, è successo anche questo…), e se si tratta di un prodotto alimentare verificate la data di scadenza.

Alternative al riciclo e al regifting, rimane sempre la beneficienza, ricordando che non tutti sono così fortunati da ricevere regali: ci avete mai pensato?

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