Un’analisi accurata delle feci e di alcuni parametri, secondo i ricercatori del Duchossois Family Institute dell’Università di Chicago, potrebbe prevedere con precisione il rischio di morte imminente (ovvero nei successivi 30 giorni).
I batteri e i metaboliti rilevati infatti, riflettendo le caratteristiche e la qualità del microbiota intestinale, costituirebbero un biomarcatore in grado di predire le probabilità di morire nel brevissimo termine.
L’importanza di questa scoperta sta ovviamente nella possibilità di intervenire con trattamenti d’emergenza per migliorare le possibilità di sopravvivenza delle persone.
I ricercatori, partendo dall’assunto che attraverso l’analisi delle feci è possibile verificare le condizioni di salute di una persona, hanno raccolto e analizzato i campioni fecali di circa 200 pazienti in condizioni critiche che si trovavano ricoverate in terapia intensiva.
L’obiettivo era quello di identificare il profilo del microbiota intestinale più ad alto rischio, attraverso il sequenziamento metagenomico chiamato shot gun che coinvolge direttamente il DNA.
I ricercatori hanno quindi identificato 13 metaboliti (sostanze chimiche prodotte dai batteri) associati al rischio di mortalità entro 4 settimane, con un’accuratezza dell’84%, una sensibilità dell’89% e una specificità del 71%.
Questi, hanno precisato, sono solo risultati preliminari che, sebbene siano promettenti, dovranno essere validati da studi più approfonditi.
