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India, in cucina lo sterco di mucca al posto del gas

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Con la crisi dello Stretto di Hormuz c’è chi è corso ai ripari per ovviare alle mancanze di carburante, come Gauri Devi, un’agricoltrice indiana che alimenta il suo fornello a gas con il biogas prodotto dallo sterco di mucca.

Del resto dallo Stretto transiterebbe il 60% del fabbisogno nazionale di gas naturale liquefatto e l’India, che ora non riesce a procurarsi le bombole, ripiega senza troppi drammi sul biogas.

Già dagli anni 80 Nuova Delhi ha incentivato la produzione di biogas soprattutto nelle aree rurali, sovvenzionando per la precisione più di 5 milioni di impianti che convertono i rifiuti agricoli in gas per cucinare e in fanghi ricchi di azoto per fertilizzare.

Gauri è solo una delle tante persone che possiede uno di quegli impianti con il quale, nella sua cucina a Nekpur, nell’Uttar Pradesh (30 km circa da Nuova Delhi), cucina di tutto, dal tè alle lenticchie.

L’autoproduzione di gas, soprattutto in un’epoca come questa, risulta la vera soluzione per un Paese come l’India, il più popoloso del mondo, con 1,4 miliardi di abitanti e con uno dei più grandi allevamenti di bestiame.

Incoraggiare la produzione di biogas su larga scala rientra nella strategia per arrivare a raggiungere la neutralità dal carbone entro il 2070 e così, oltre a decine di enormi impianti in costruzione in tutto il Paese, lo Stato sovvenziona anche i piccoli impianti nelle zone rurali.

Convincere la popolazione a passare al biogas è stato oltretutto molto semplice, considerando che culturalmente letame e urina di mucca vengono utilizzate normalmente per intonacare i muri e come combustibile.

Il letame residuo non viene perduto ma viene utilizzato come fertilizzante e contribuisce all’economia agricola di un intero stato.

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