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Lavoro da incubo, 200 squat come punizione per una dipendente cinese

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Una giovane dipendente cinese di Hangzhou, Cina orientale, è stata costretta a eseguire 200 squat per non aver raggiunto gli obiettivi assegnati dalla società per cui lavorava.

La ragazza era appena stata assunta come consulente finanziaria e dopo poche settimane dall’inizio del lavoro in una società che opera nel settore dell’assistenza ai prestiti, il responsabile del team le aveva presentato i traguardi giornalieri da raggiungere: 200 telefonate, procacciare almeno un cliente e individuare almeno un potenziale collaboratore interessato all’attività.

Lo scorso 28 luglio la giovane non avrebbe raggiunto due degli obiettivi e così i responsabili le avrebbero presentato una scelta: effettuare 100 squat per ogni obiettivo mancato oppure pagare delle sanzioni per il mancato conseguimento.

Non avendo grosse risorse finanziare per sostenere una eventuale sanzione, alla giovane non è restato che sottoporsi alla punizione fisica, che ha eseguito in diverse zone dell’edificio aziendale, registrando dei video da inviare al supervisore come prova.

Al termine di tutti gli squat che doveva eseguire, 200, ha iniziato ad accusare forti dolori alle gambe, tanto da avere difficoltà nell’alzarsi dalla sedia e nel camminare.

Nei giorni seguenti le sue urine hanno iniziato a diventare molto scure e solo a quel punto ha deciso di recarsi in ospedale, dove i medici le hanno diagnosticato una rabdomiolisi, ovvero una condizione che si verifica quando le fibre muscolari subiscono un danno severo e quindi iniziano a deteriorarsi danneggiando i reni.

La cura: molto riposo e assolutamente niente attività fisica durante il recupero.

La giovane, che ha sostenuto 1.400 Yuan di spese mediche, il 30 luglio si è licenziata, spiegando di non essere più in condizioni fisiche per poter continuare ed eventualmente dover sostenere altre punizioni.

Respinta la sua richiesta di rimborso delle spese affrontate e di un risarcimento pari a circa 2000 euro, la giovane è stata contattata dal giornalista di un programma televisivo sulla gestione delle controversie.

Il caso così è stato presentato all’ispettorato del lavoro che ha annunciato l’apertura delle dovute indagini.

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