Per 5000 dollari all’ora, la start up californiana Reflect Orbital promette di garantire luce solare anche durante la notte, grazie a una costellazione di satelliti dotati di enormi specchi che convogliano la luce verso aree mirate della Terra.
Follia?
Secondo gli scienziati, gli astronomi, i biologi e gli esperti di inquinamento luminoso, la conseguenze di un servizio di questo genere potrebbero essere pericolose: squilibrio dei ritmi circadiani di persone e animali con ricadute sugli ecosistemi, problemi per la sicurezza di piloti e automobilisti e difficoltà per le osservazioni astronomiche.
Ma nonostante le proteste della comunità scientifica, lo scorso 9 luglio lo Space Bureau della Federal Communications Commission ha autorizzato, seppur con una serie di condizioni, il dispiegamento e l’impiego del primo satellite dimostrativo e delle frequenze radio necessarie per comandarlo.
Si attendono così, non senza apprensione, i risultati del primo test con il prototipo Eärendil-1, il satellite che verrà lanciato in un’orbita di circa 640 chilometri da dove dispiegherà uno specchio riflettente di ben 18 metri, sufficienti a convogliare verso la superficie terrestre un fascio di luce solare del diametro di 5 km.
Se tutto funzionerà, la Reflect Orbital ha già annunciato che entro il 2028 verranno lanciati 1000 satelliti dotati di specchi più grandi, larghi fino a 55 metri, e di mettere in orbita entro il 2030 ben 5000 satelliti, fino a raggiungere entro il 20235 una flotta di 50.000 unità, capaci di fornire fino a 36mila lux per diverse ore.
Perché tutto questo?
Reflex Orbital ha spiegato che questa tecnologia potrebbe intervenire in caso di catastrofi o emergenze notturne, aiutando i soccorsi con la fornitura di illuminazione extra.
Ovviamente si tratta di un modello di business strutturato sull’erogazione a richiesta: la tariffa applicata parte da 5000 dollari all’ora per luce riflessa da un singolo specchio, ma è vincolata a un contratto annuale minimo di 1000 ore (totale 5milioni di dollari).
In caso però di eventi straordinari o di emergenza, i costi saranno superiori a causa della necessità di coordinare un numero maggiore di satelliti in tempi brevi.
I vantaggi, precisano gli inventori della tecnologia, saranno la riduzione dell’uso di combustibili fossili, la possibilità di prolungare i turni di lavoro nei cantieri edili e nei campi destinati all’agricoltura, benché, a quest’ultimo riguardo, restino da verificare gli effetti negativi della luce notturna sui cicli biologici di piante e insetti impollinatori.
La American Astronomical Society ha espresso netta opposizione alla realizzazione del progetto, inviando una lettera formale alla FCC in cui sottolinea che l’iniziativa, oltre a non servire l’interesse pubblico, rischia di compromettere la salute umana, l’agricoltura, la fauna selvatica e il lavoro delle strutture astronomiche finanziate per altro con fondi federali.
Ma di contro il governo federale statunitense ha già ricordato che le attività nello spazio non sono soggette a normative di protezione ambientale terrestri.
In tutti i casi, al netto del vuoto normativo circa l’uso commerciale della luce solare notturna, all’uomo questo brutto vizio di sostituirsi all’insindacabile operato della Natura non passa mai.
