Un uomo è rimasto shoccato da una lettera ricevuta dal proprio comune, nella quale lo si avvisava della sua avvenuta morte.
Questa di Mark Cusak è la tipica storia ai confini della realtà, quella in cui ci si trova imprigionati nella concatenazione di eventi paradossali e al di là di ogni immaginazione.
A scatenare l’inizio di un ginepraio di assurdità è stato il comune di residenza che, una volta acquisita l’informazione (errata e mai controllata) della morte di Mark, ha inviato una comunicazione al suo datore di lavoro, una grande azienda che si è subito attivata per la sostituzione del defunto.
Mark, non risultando più vivo e quindi privo di numero di previdenza sociale, non ha paradossalmente potuto far attestare il proprio stato in vita da un medico. Tutto questo può sembrare comico, Mark avrebbe potuto incassare anche le assicurazioni sulla vita… ma per l’anagrafe una volta che sei morto, lo sei per sempre.
Per risolvere la situazione contorta Mark si è presentato con un altro nome all’ex medico, ha chiesto una visita e un successivo certificato di esistenza in vita, che ha rimesso a posto, non senza difficoltà, tutta la faccenda.
Ora Mark scherza sull’accaduto, ma ricordiamo che alcuni presunti morti hanno rischiato di diventarli veramente, come ad esempio il signore che ha trascorso una notte nel frigo dell’obitorio, per poi traumatizzare i parenti al suo risveglio durante la sepoltura, o chi si è svegliato un attimo prima che il coroner gli drenasse il sangue.
Seneca diceva: “nulla è sicuro, fuorché la morte” fortunatamente per Mark, anche Seneca si può sbagliare.
