Si chiama normalizzazione obbligata ed è un’operazione chirurgica applicata a bambini e adolescenti intersessuali, cioè nati con caratteristiche fisiche che non rientrano nelle categorie maschili o femminili.
Coralie Smeers è nata così, senza vagina e utero, e ha subito anni di delicati e dolorosi interventi di vaginoplastica, che non solo l’hanno resa disabile, ma le hanno causato gravi danni psichici.
La Corte d’appello di Bruxelles ha condannato il prestigioso ospedale Huderf, situato nella capitale belga, che ha imposto l’obbligo degli interventi chirurgici a Coralie, creando così un precedente storico, che si spera possa fermare queste pratiche, come è già successo in Grecia, a Malta e in Portogallo.
Anche le Nazioni Unite considerano questi interventi di normalizzazione, come vengono chiamati, come vere e proprie mutilazioni forzate, particolarmente cruente, perché non necessari per tutelare la salute, ed è alquanto scioccante il racconto di questa giovane ragazza, che ricorda le lacrime versate per il dolore provocato da un oggetto simile a un dildo, per procedere all’allargamento vaginale.
I medici le hanno esposto la procedura come necessaria per la sua vita come unica possibilità, quando ancora non conosceva il suo orientamento sessuale, e non aveva avuto tantomeno una relazione romantica che le potesse dare indicazioni sulla scelta migliore.
Solo grazie a internet ha potuto raggiungere altre persone appartenenti alla comunità intersessuale, rendendosi conto di ciò che le era stato fatto.
Oggi a causa dei trattamenti e delle operazioni, Coralie non è più in grado di reggersi sulle gambe; i medici, racconta tramite un fumetto, mi avevano fatto credere che la sessualità fosse solo basata su un foro che doveva essere penetrato da un pene, e ancora oggi mi chiedo, e ci chiediamo anche noi, perché nessuno mi ha protetta.
