14 Marzo 2025
Nomofobia, quando si controlla il cellulare anche 80 volte all’ora
Iperconnessi ovunque, sempre pronti a controllare notifiche e aggiornamenti di stato, anche prima di addormentarsi: è la nuova patologia che affligge la maggior parte delle persone e si chiama nomofobia.
A rivelarlo è una ricerca condotta da Censuwide lo scorso febbraio per Amazon Kindle e resa nota il 7 marzo in occasione della Giornata Mondiale della Disconnessione.
La nomofobia in pratica è quella paura incontrollata di rimanere sconnessi e di perdersi così l’arrivo anche di una sola notifica, affligge milioni di italiani e porta le persone a rimanere connessi fino a quando si va a letto, in media le 23,26 (gli italiani che hanno questa abitudine, secondo lo studio condotto su un campione rappresentativo di 2000 persone, sono il 28%).
Quando arriva il classico suono di una notifica, spiega il neuroscienziato Mark Williams, il cervello lo interpreta come qualcosa che richiede immediata attenzione ed entra in uno stato di allerta costante.
Questo succede durante il giorno, quando a ogni notifica del cellulare corrispondono almeno 90 secondi per riuscire a rifocalizzassi sul compito che si stava svolgendo.
Ma non solo: quando la notifica non arriva, il 91% dei partecipanti allo studio ha ammesso di controllare i dispositivi nella speranza di trovare un nuovo messaggio, addirittura fino a 80 volte in una sola ora.
Si parla, non a caso, di una vera e propria dipendenza da smartphone, considerando che le notifiche possono effettivamente innescare il rilascio di dopamina, portando le persone a controllare compulsivamente le notifiche.
L’83% delle persone intervistate ammette di arrivare a sera estremamente sotto stress, quando invece ci si dovrebbe rilassare e riposare.
Un dato ancora più inquietante è relativo ai minuti trascorsi giornalmente davanti al telefono, che sono 349, e la distanza percorsa dai nostri pollici per scrollare: 126 CENTOVENTISEI km.