Fumare cannabis non solo non danneggerebbe il cervello, ma addirittura lo proteggerebbe dal declino cognitivo dell’invecchiamento, questo è quanto è emerso da uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Brain and Beahviour.
Analizzando i cambiamenti nei risultati di un test dell’intelligenza somministrato a oltre 5 mila uomini danesi per due volte a distanza di diversi decenni, e mettendoli in relazione con l’utilizzo o meno della cannabis in questo arco temporale, i ricercatori dell’Università di Copenaghen hanno valutato l’impatto del consumo della sostanza sul declino delle capacità cognitive.
Stando ai risultati, la sostanza non contribuisce negativamente al declino cognitivo che fisiologicamente avviene con l’invecchiamento, ma anzi sembrerebbe che il THC, ovvero il principio attivo della cannabis, protegga le funzioni cerebrali e sia in grado di ridurre il rischio di soffrire di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.
Risultati perfettamente in linea con questi ultimi arrivano anche da altre ricerche svolte nel passato da altri studiosi, pur tuttavia la prudenza è ancora d’obbligo.
Nello studio danese, ad esempio, non è stato possibile verificare quanti e quali dei partecipanti facessero effettivamente uso di cannabis quando si sono sottoposti al test per la prima volta, lasciando aperto il dubbio che le differenze emerse al secondo test non derivassero da un effetto protettivo, quanto dal fatto che, per i fumatori della sostanza, i risultati ottenuti in gioventù fossero influenzati negativamente dal suo consumo.
In ogni caso il nuovo studio confermerebbe che ogni effetto negativo derivante dal fumare cannabis sia del tutto reversibile, anche in presenza di un consumo decennale.
