Potremo presto ordinare una polpetta di mammut e condividere una grigliata di ala di pterodattilo.
Potrebbe sembrare fantascienza ma è una piccola realtà che in Australia è già stata autorizzata: si tratta di carne coltivata, tramite un processo di crescita biologica in laboratorio, con lo scopo di produrre proteine da abbinare ad altri sapori raffinati, per creare gusti ricercati e ormai sconosciuti. L’idea ha già raccolto un notevole consenso, come si può rilevare dai 56 milioni di euro già investiti.
L’azienda Vow annuncia, per quest’anno, la quaglia cinese sintetica, cioè il primo prodotto che verrà regolarmente servito nei ristoranti di Singapore, primo paese ad averne autorizzato la vendita.
Molti si stanno chiedendo, perché? Per chi? L’idea nasce, dice la Vow, per preservare l’ambiente, in quanto la produzione di carne sintetica consentirebbe il risparmio di acqua e terreno, necessari al tradizionale allevamento di bestiame, senza considerare il consumo elettrico, che sarà ecosostenibile, provenendo da fonti rinnovabili.
L’azienda tiene a precisare che nessun animale verrebbe più macellato.
In tutto questo però manca la risposta a un quesito fondamentale, di cosa saprà la carne sintetica? E la risposta dello scienziato Ernst Wolvetang, dell’Università di Bioingegneria del Queensland, che si occupa della sperimentazione, è alquanto agghiacciante: non lo sappiamo. Purtroppo, non sappiamo nemmeno, come fanno notare altri ricercatori non interessati economicamente, che reazione avrà il nostro corpo, nella fattispecie il nostro sistema immunitario.
Come direbbero i nostri nonni, con la saggezza data dall’esperienza, vai avanti tu, poi mi racconti!
