Il primo allunaggio umano è avvenuto il 20 luglio 1969, durante la missione statunitense Apollo 11 della Nasa.
Il modulo lunare Eagle atterrò nel Mare della Tranquillità e al comandante Neil Armstrong venne riservato l’onore di essere il primo uomo a camminare sulla Luna.
“Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un gigantesco balzo per l’umanità” (Neil Armstrong).
Cosa resta quindi oggi di quel gigantesco balzo, se portare di nuovo astronauti sulla Luna si sta rivelando un obiettivo sempre più difficile per la Nasa?
A tentare di spiegare questo paradosso c’è un dettagliato rapporto pubblicato di recente dall’Ispettorato Generale dell’Agenzia, dove oltre ad alcune lacune nella sicurezza delle missioni del programma Artemis, viene sottolineato che manca di fatto un piano B in caso di emergenza.
Nonostante siano trascorsi oltre 50 anni dalle missioni Apollo, la NASA infatti non ha fatto progressi nella capacità di salvare gli equipaggi in caso di imprevisti nello spazio o su suolo lunare.
E no, la cosa non è affatto confortante.
Intanto ci sono enormi difficoltà nel rifornimento dei veicoli in orbita, dettaglio non da poco, poi il sito scelto per l’allunaggio, il polo Sud lunare, presenta potenziali pericoli come pendenze fino a venti gradi del terreno in grado di far ribaltare i veicoli.
A rendere più rischioso l’equilibrio dei lander sarebbe anche la loro altezza: basti considerare che i moduli lunari delle missioni Apollo erano alti la metà del Blue Moon e 7 volte meno dello Starship Hls.
Altro dettaglio non da poco: mentre gli astronauti della Blue Origin potranno usare le tradizionali scalette per scendere su suolo lunare, l’equipaggio del veicolo di SpaceX dovrà utilizzare un ascensore esterno che, come osserva l’Ispettorato, qualora dovesse incontrare un guasto, potrebbe rivelarsi una trappola mortale.
In quel caso gli astronauti resterebbero bloccati senza la possibilità di scendere sulla Luna ma nemmeno di risalire a bordo del veicolo.
Insomma, su quel gigantesco balzo auspicato dal buon Armstrong ci si deve lavorare ancora un po’.
