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Zoo 105 » Zoo News » Quando il gatto ci parla (o almeno ci prova)

27 Maggio 2019

Quando il gatto ci parla (o almeno ci prova)

I gatti sono un concentrato di emotività e nonostante non possano ovviamente esprimersi a parole, spesso sembra che stiano davvero provando a comunicare con noi, con movimenti della coda, delle orecchie o con l’arruffare del pelo.

Il guaio è che capire esattamente cosa stanno tentando di dirci può essere una sfida, a partire dalle loro vocalizzazioni (ci sono gatti particolarmente chiacchieroni) e dal linguaggio del corpo (coda a punto interrogativo o morbida e sinuosa).

Gli studi effettuati in merito suggeriscono che ogni gatto sviluppa all’interno della sua famiglia di umani un vocabolario specifico, quindi i migliori interpreti sono proprio coloro con cui dividono la casa.

Il repertorio linguistico del gatto, a dispetto di quanto si possa pensare, è piuttosto vario; il miagolio ad esempio, la vocalizzazione per eccellenza e definita multiuso, può significare una serie di cose, come ciao, ho fame, prendimi in braccio e anche non toccarmi che ho dei pensieri per la testa.

Il fare le fusa non necessariamente è collegato a una situazione di benessere, come quando viene accarezzato, ma talvolta è terapeutico per tranquillizzarsi in caso di paura o ansia, un po’ come fanno i bambini quando si succhiano il pollice.

Esiste poi il cinguettio, una sorta di verso breve e veloce che generalmente il gatto emette quando sta osservando qualcosa che gli interessa, ad esempio una lucertola che si avvicina o un uccellino che si è posato su un ramo.

Ma se il cinguettio si trasforma in un verso più aggressivo, per molti esperti questo è una vera e propria anteprima di quello che potrebbe succedere, ovvero la cattura dell’intruso.

Il gatto è in grado anche di soffiare o di sibilare, tenendo la bocca minacciosamente spalancata (mostrando pure i denti), arcuando la schiena e irrigidendo tutto il corpo: ovviamente non è un bel segnale, significa che sono spaventati, infastiditi o che percepiscono una minaccia.

Se l’atteggiamento è nei nostri confronti, meglio lasciare il micio in pace e svignarsela.

Infine l’ululato, molto gutturale e talvolta spaventoso: in questo caso il gatto ha un problema e anche serio.

O è intrappolato (magari da un gatto avversario più forte di lui) o è ferito oppure semplicemente è in calore, nel caso non sia sterilizzato.

Il linguaggio del corpo è un altro strumento utile per capire cosa sta comunicando il nostro micio: le orecchie puntate in avanti significano attenzione o interesse, rivolte all’indietro o piatte lungo la testa sono indice di irritazione o di disagio.

Gli occhi con le pupille dilatate e ben aperti sono segnale di felicità o di nervosismo, leggermente socchiusi indicano invece relax.

Potrebbe richiedere un lungo periodo di osservazione, ma prima o poi è possibile riuscire a cogliere tutte le sfumature del linguaggio del nostro micio, scoprendo addirittura messaggi in grado di sorprenderci.

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