Una commissione di esperti di The Lancet, una delle riviste di medicina scientifica più prestigiosa e influente, ha analizzato le minacce globali alla salute di questo secolo, per ipotizzare i rischi potenziali della popolazione mondiale.
Quello che ne esce non è confortante ma, come sottolineano gli esperti, non si tratta di una vera e propria previsione, quanto di un documento importante per individuare tutte le minacce all’umanità (e sarebbero ben 17) per trovare concrete possibilità di intervento.
Nello scenario più estremo sono due le minacce ritenute più probabili e rischiose, ovvero una guerra nucleare in grado di provocare una carestia mondiale e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per sviluppare armi biologiche.
Nel primo caso le conseguenze di una guerra atomica andrebbero al di là della distruzione delle città: le particelle immesse nell’alta atmosfera ridurrebbero la luce solare compromettendo l’agricoltura e innescando una vera e propria carestia globale.
Nel secondo caso un rilascio di armi biologiche realizzate con l’intelligenza artificiale provocherebbe danni su scala globale irreparabili.
Ma è l’individuazione dell’anno in cui potrebbero verificarsi queste epifanie a far tremare i polsi: il 2100.
Non si parla di distanze abissali, bensì di una settantina di anni abbondante, un tempo lungo per alcuni ma brevissimo per attuare scelte in grado di cambiare gli esiti.
Nell’elenco delle 17 minacce figurano poi inquinamento atmosferico, resistenza agli antimicrobici, malnutrizione infantile, cambiamento climatico, guerre convenzionali, riduzione degli aiuti sanitari, eccesso di consumo di alcol, ipertensione, dislivello di reddito, basso livello di istruzione, pandemie naturali, obesità, problemi di salute mentale, fumo e invecchiamento in condizioni di salute precarie.
Gli esperti precisano che queste minacce individuate non agirebbero separatamente, ma potrebbero alimentarsi a vicenda, rendendo sempre più vulnerabili le popolazioni con meno risorse.
Il cambio di prospettiva è possibile, ma solo in presenza di decisioni politiche attente e mirate.
Basti considerare ad esempio che il contenimento del riscaldamento globale intorno a 1,8 gradi anziché lasciarlo arrivare i 4,4 gradi, eviterebbe la perdita di 1,89 miliardi di anni di vita in buona salute.
Ma ancora: il taglio ai finanziamenti degli aiuti sanitari internazionali da parte di grandi Paesi donatori come Stati Uniti e Regno Unito attualmente è promotore di una delle 17 minacce.
Un forte ridimensionamento di questi interventi comporterebbe fino a 1,5 miliardi di anni di vita in buona salute persi entro il 2100.
Il rapporto del Lancet, presentato lo scorso 11 ottobre al World Health Summit di Berlino, sarà aggiornato ogni anno con nuovi dati e nuove valutazioni.
