12 Gennaio 2024
Ruba pietre a Pompei e si ammala
“Non sapevo della maledizione. Non sapevo che non avrei dovuto prendere delle pietre. Nel giro di un anno mi sono accorta del cancro. Sono giovane e in salute e i medici dicono che è solo sfortuna. Per favore accetti le mie scuse e questi pezzi. Mi dispiace”.
A scrivere questa lettera anonima al direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, è una giovane turista straniera che aveva evidentemente trafugato dei piccoli reperti di pomice dal sito più famoso al mondo durante una vacanza e che in seguito, essendosi ammalata gravemente, ha creduto di essere stata colpita dalla maledizione di Pompei.
Sono numerose le lettere che ogni anno arrivano da tutto il mondo al parco archeologico, e che, come questa, contengono scuse e reperti di ogni tipo, come sassi, pietre, pezzi di mosaico, frammenti di ceramica, tutti sottratti da turisti pentiti (e spaventati).
Come documentato nel libro del giornalista Antonio Cangiano “La maledizione di Pompei. Scaramanzia & archeologia. Storia di piccoli furti e pentimenti dal mondo”, esiste una antica superstizione legata al furto dei reperti archeologici dalla città distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.: la credenza vuole che coloro che osano portarsi a casa un souvenir non autorizzato, vengano puniti dalla cattiva sorte con eventi spiacevoli e tragici.
Ma la restituzione dei reperti, se da un lato mette a tacere i rimorsi e le paure dei turisti maleducati, dall’altro non giova affatto al sito: come lamentano gli addetti ai lavori, i pezzi restituiti sono di difficile ricollocazione poiché decontestualizzati.
Insomma, maledizione o no, lasciate in pace Pompei e i suoi resti!