Vi vediamo, mentre leggendo questa affermazione vi fate due risate, del resto dire agli italiani, che sono al settimo posto tra i consumatori mondiali di caffè, di rinunciare a una tra le bevande più apprezzate e consumate del pianeta, pare più una bestemmia che un’affermazione!
Se la moka è radicata nella nostra cultura, è altrettanto vero che il rito della tazza di caffè passa attraverso esigenze fisiche di risveglio e pratiche di socializzazione fondamentali, ma non tutti sanno che il potere della caffeina è proporzionale all’ora in cui viene assunta.
E pare, a tal proposito, che consumare caffè appena svegli non solo riduca gli effetti benefici della sostanza, a causa dello sviluppo di una certa tolleranza, ma che sia addirittura controproducente a combattere la stanchezza e favorire il risveglio.
Il ritmo sonno veglia è regolato da alcuni ormoni come il cortisolo, rilasciato per svegliarci o per farci reagire in condizioni di stress; bere un caffè nel momento in cui il nostro organismo produce cortisolo, significherebbe ingannare il nostro corpo, portandolo a inibire via via la produzione di ormone, perché tanto, a svegliarci, c’è la caffeina!
Il cortisolo nello specifico viene rilasciato tre volte durante il giorno: tra le 8 e le 9 del mattino, tra le 12 e le 13 e tra le 17.30 e le 18.30, ragion per cui, come sottolinea Steven Miller, neuroscienziato della Uniformed Services University of the Health Science del Maryland, per sfruttare al meglio la caffeina, occorre assumerla tra le 9.30 e le 11.30 e tra le 14 e le 17.
Detto questo, lo studioso puntualizza gli enormi effetti benefici del caffè, come la riduzione del rischio di sviluppare malattie del fegato, diabete di tipo 2, Alzheimer e alcune tipologie di cancro al colon-retto e al fegato, oltre a ictus e infarto.
E poi il caffè, come diceva quella nota pubblicità, è un piacere, ma se non è “buono” che piacere è?
