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14 Maggio 2026

Singapore, punizioni corporali per i bulli

Linea dura su tutti i fronti a Singapore, dove oltre a punizioni esemplari per chi fuma o mastica chewing-gum in strada, arrivano quelle per i bulli.

Se nel mondo occidentale la pedagogia moderna si fonda sull’assunto che la violenza non si può curare con la violenza, a Singapore il ministro dell’Istruzione è di tutt’altro avviso.

Basta infatti leggersi le nuove linee guide presentate e discusse in Parlamento circa la strategia da adottare per contrastare il fenomeno del bullismo a scuola, per rendersi conto che la convinzione che serva una mano forte è più che radicata.

Bastonate sulle natiche, normate in numero massimo tollerabile, con tanto di indicazioni sulle dimensioni della canna di bambù da usare e su età e genere dei soggetti punibili, ovvero maschi dai 9 ai 50 anni.

Dopo una serie di casi che hanno scosso l’opinione pubblica, il ministro dell’Istruzione ha deciso di prendere il toro per le corna, o meglio i bulli per i fondelli (e non in senso letterale).

La punizione corporale, come ha spiegato il ministro Desmond Lee, sarà prevista solo nel caso in cui la comunità educante non intravveda altre soluzioni e, in ogni caso, seguendo protocolli rigorosi, dopo approvazione del preside ed effettuata categoricamente da personale autorizzato.

Alla scuola resta poi il compito di monitorare la salute dello studente punito, offrendo sostegno psicologico per garantire un pieno recupero comportamentale.

Per le bulle niente punizione corporale, solo sospensioni commisurate all’entità del fatto.

Quella della fustigazione a Singapore è una vera tradizione che deriva dal periodo coloniale britannico e rivolta solo a soggetti di sesso maschile; giusto qualche mese fa la ministra dell’Interno aveva presentato un progetto normativo analogo per punire i truffatori con 25 scudisciate.

In Italia, dove purtroppo il bullismo è estremamente diffuso e i cui dati rappresentano un campanello d’allarme sempre più evidente, non verranno mai introdotte le bastonate e le punizioni fisiche in generale, ma l’emergenza resta e le soluzioni al momento latitano.

I metodi disciplinari attualmente in vigore, come le note sul registro, i lavori socialmente utili o le sospensioni, non solo sono percepiti come blandi o inefficaci, ma sono alla base di una polemica che si fa sempre più accesa.

Un recente sondaggio condotto proprio tra gli studenti ha visto il 50% di essi favorevole alle punizioni esemplari: insomma, uno studente su due vorrebbe le fustigazioni anche in Italia.

E così, tra chi invoca il pugno di ferro e chi invece resta fermo sul concetto che dalla violenza non si possa ottenere nulla, il bullismo resta come piaga sociale importante e dilagante.

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