C’è chi dice che gettare il cibo sia peccato ma c’è chi evidentemente lo considera un comportamento normale, stando ai dati dell’Osservatorio Waste Watcher International sull’Italia, che ci restituiscono un quadro davvero imbarazzante.
Mentre sul Pianeta stanno scarseggiando le risorse primarie e il problema della mancanza di cibo affligge ancora diverse popolazioni, in Italia si sprecano più di 80 grammi di cibo al giorno a testa, vare a dire quasi 600gr a settimana, per un controvalore annuo pari a 290 euro a nucleo familiare (7 miliardi di euro a carico delle famiglie e oltre 13 per la filiera agroalimentare).
I dati si riferiscono in particolare al 2024, anno in cui stando alle stime lo spreco di cibo sarà superiore dell’8% rispetto al 2023, ma quello che stupisce maggiormente è che, a gettare alimenti, sono proprio le fasce più deboli della popolazione.
I motivi sono da ricercarsi nel fatto che si acquistano prodotti prossimi alla data di scadenza, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno: chi si dichiara povero mangerebbe peggio e sprecherebbe di più.
Con un inferiore potere d’acquisto, le famiglie sotto una certa soglia economica si indirizzano verso cibi di qualità inferiore e più facilmente deteriorabile, basti pensare che 1 consumatore su 2 cerca appositamente alimenti a ridosso della scadenza per risparmiare, il 41% sceglie discount a scapito del negozio, il 77% sta intaccando i risparmi per poter mettere in tavola un pasto e il 28% ha addirittura tagliato il budget per la spesa alimentare.
Quello dello spreco quindi, oltre a un fatto culturale, sembra essere l’espressione di un malessere sociale che gli esperti definiscono già “allarme”.
