Le chat su Whatsapp sono crittografate end-to-end e questo significa che solo le persone coinvolte nella chat possono leggerne, ascoltarne e condividerne i contenuti.
Nemmeno la stessa Meta può accedere alle conversazioni.
Eppure secondo l’accusa mossa da uno studio legale americano, la Quinn Emanuel Urquhart&Sullivan, la situazione non sarebbe esattamente così: non solo le chat non sarebbero crittografate, ma alcuni dipendenti di una terza azienda responsabile della moderazione di messaggistica potrebbero essere in grado di accedere alle conversazioni private.
Si tratta di diversi whistleblower provenienti da Australia, Brasile, India, Messico e Sudafrica che avrebbero accesso illimitato a tutte le comunicazioni degli utenti.
La denuncia presentata in una corte del distretto nord della California lo scorso 23 gennaio, si baserebbe sulla testimonianza di due anonimi querelanti che si occupavano della moderazione dei contenuti per conto dell’azienda di consulenza Accenture.
Uno di essi avrebbe addirittura dichiarato di aver parlato con un dipendente del team Facebook che avrebbe confermato la possibilità di accedere ai messaggi crittografati, evento che si è presentato quando lavoravano su casi che coinvolgevano azioni criminali.
Ma nella denuncia mancherebbero prove tecniche a conferma di quanto affermato.
Meta non è rimasta a guardare e ha iniziato a spostare l’attenzione sullo studio legale che ha depositato la denuncia, ovvero lo stesso che guarda caso ha difeso il NSO Group, l’azienda israeliana coinvolta nello scandalo Pegasus, lo spyware usato anche da alcuni governi per spiare giornalisti, politici e attivisti.
In quel caso emerso nel 2019 e chiuso nel 2025, Neo Group venne poi condannato per aver violato i termini di servizio di Whatsapp a pagare 167milioni di dollari.
Decisione contro cui lo studio legale ha presentato appello nella speranza di riuscire a ribaltare la sentenza.
“Accuse assurde” ha affermato Meta e nel frattempo è stata avviata un’indagine negli Stati Uniti.
