Sembrano ormai svanite le speranze di portare in salvo i 5 passeggeri miliardari del Titan, il sommergibile dell’OceanGate scomparso domenica scorsa mentre era diretto al relitto del Titanic.
Secondo la stima della Guardia Costiera americana, che prosegue in tutti i casi le ricerche con appositi robot subacquei, l’ossigeno all’interno del piccolo sottomarino sarebbe esaurito e se a questo fatto determinante si aggiungono anche le temperature gelide delle acque profonde e la fine delle scorte alimentari, è lecito pensare che per i 5 occupanti non vi sia più nulla da fare.
I passeggeri del Titan, che hanno sborsato 250mila dollari a testa per far parte di questa avventura, sono un britannico, due anglopakistani (padre e figlio), un francese e un americano; la moglie di uno dei 5, il proprietario della compagnia che ha organizzato il tutto, sarebbe una pronipote di due famosi passeggeri morti sul Titanic per essersi rifiutati di salire sulle scialuppe di salvataggio, facendo così posto a donne e bambini.
Mission impossible quindi per il recupero del sottomarino disperso e inizio delle polemiche: pare che l’ingegnere direttore delle operazioni marine per il progetto Titan sia stato licenziato nel 2018 dopo che aveva richiesto controlli più rigorosi sulla sicurezza del mezzo, inclusi i test per dimostrarne l’integrità.
David Lochridge, ex ingegnere della Royal Navy, chiese ripetutamente di procedere con i controlli, ma OceanGate non solo si rifiutò di testare il sottomarino per la profondità a cui era destinato, ma licenziò l’ingegnere.
Secondo Lochridge il Titan potrebbe addirittura essere esploso sott’acqua a causa dell’elevata pressione.
