Aumento del costo della vita e stipendi fermi: ognuno si organizza come può, a partire dalla pausa pranzo che, laddove non sia coperta dal buono pasto, diventa una spesa importante.
Portarsi il pranzo da casa non è una novità, ma con lo scenario attuale questa abitudine sta interessando sempre più lavoratori italiani.
Del resto i dati parlano chiaro: dall’indagine di Federconsumatori, consumare il pranzo in bar e tavole calde costa qualcosa come il 368% in più rispetto a 25 anni fa, e l’8% in più rispetto all’anno scorso.
Quando per un tramezzino, una bottiglietta d’acqua da mezzo litro e un caffè si spendono fino a 7 euro, risulta evidente come il cosiddetto popolo della schiscetta sia aumentato negli ultimi anni in maniera esponenziale.
Si calcola che portarsi il pranzo da casa comporti un risparmio di almeno il 75% rispetto a consumare in un esercizio pubblico, che tradotto in moneta raggiunge la cifra di 3mila euro di risparmio all’anno. E non è poco.
La Federconsumatori sottolinea che la schiscetta di per sé non sempre corrisponde a uno stile di vita salutare e tantomeno a una soluzione ragionevole: occorre tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori con interventi strutturali, come l’introduzione dove non esistono e l’aumento, dove sono presenti, del valore dei buoni pasto, oltre a un monitoraggio puntuale dei prezzi praticati da bar, ristoranti, mense, e punti di ristoro.
