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Tra carriera e tempo libero gli italiani cosa scelgono?

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C’è stato un tempo non troppo lontano in cui fare carriera era il sogno di una vita: l’ambizione per il successo era il tratto distintivo di un’intera generazione.

Oggi le cose non stanno più esattamente così.

Il cambio di prospettiva è chiaro: se qualche anno fa al primo posto c’era il lavoro e a seguire tutto il resto, oggi per l’88,2% degli occupati (dati Censis-Eudaimon) il tempo per sé e per il proprio benessere personale è un diritto imprescindibile.

Ma non solo: il 55,1% ritiene che fare carriera non rappresenti più una priorità.

Il lavoro è importante per garantire uno stipendio, ma non è più considerato identificativo di una persona.

Alle basi di questo cambio di paradigma ci sono diversi fattori: intanto il 78,9% dei lavoratori soffre perché non si sente adeguatamente valorizzato e più della metà di questa percentuale non ritiene nemmeno adeguato lo stipendio percepito.

L’arrivo dell’intelligenza artificiale e lo sviluppo di tecnologie che inizialmente promettevano una maggior produttività, oggi sono i pilastri su cui molti lavoratori costruiscono l’idea di settimane più corte, a beneficio del proprio tempo libero.

Dopo aver sperimentato a caro prezzo il fenomeno del burn out, con orari di lavoro massacranti, livelli di performance e obiettivi discutibili e un aumento delle intrusioni lavorative nel proprio tempo libero con messaggi, notifiche e call, le persone oggi scelgono la libertà, o qualcosa che più le assomigli.

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