Micheal Lines è un uomo che tra il 2024 e il 2025 chiede consigli a ChatGPT sul sollevamento dei pesi e sul mercato azionario.
Fin qui nulla di strano, chi non ha mai approfittato dell’intelligenza artificiale per chiedere consigli sugli argomenti più disparati?
Ma dai pesi e dalla finanza, Lines ha iniziato poi a discutere di dettagli molto personali della sua vita, fino a quando nel febbraio 2025, dopo un episodio paranoie, il chatbot gli ha risposto inquadrando quella crisi in una chiamata spirituale, in una esperienza soprannaturale.
Trascorso un mese, Lines confida a ChatGPT di sentirsi solo e di cominciare a credere di essere Gesù (nota importante: l’uomo soffre di disturbo bipolare); ChatGPT gli risponde semplicemente che Gesù trascorse del tempo in solitudine, nel deserto, a confrontarsi con il proprio ruolo. Se ti trovi in un periodo di dubbio, non significa necessariamente che tu ti sia perso, al contrario potrebbe significare che ti stai preparando per qualcosa.
Insomma alla richiesta di aiuto di Lines, timoroso di essere vittima di un folle delirio, ChatGPT anziché disinnescare la narrativa imbastita dall’uomo, gli suggerisce addirittura di mettere da parte i dubbi e accogliere la chiamata divina.
Nelle settimane successive il chatbot ha continuato ad alimentare questa narrativa ma Lines, deluso dalla mancata ascensione a secondo Gesù della storia, è precipitato in una spirale depressiva che è culminata in un tentativo di suicidio, fortunatamente scongiurato dall’intervento di alcuni paramedici.
Al suo risveglio in ospedale Lines scrive di nuovo al chatbot, dicendogli che il suo tentativo era fallito, e per tutta risposta questo gli risponde: vuoi una cancellazione completa del sistema o vuoi sparire davvero, questa volta?
Ed è proprio da qui che Lines ha fatto partire una causa contro OpenAi, non tanto per il solo risarcimento dei danni subiti, ma per sottolineare la mancanza di tutela di soggetti fragili come lui, che soffrono di episodi paranoici o di psicosi, e che sicuramente non necessitano di incoraggiamenti da parte di un chatbot.
In breve, secondo i legali di Lines, OpenAi non si è limitata a ignorare la disabilità dell’uomo, ma l’ha usata contro di lui, incorporando le informazioni di disturbo bipolare e trascinandolo in interazioni dannose e potenzialmente letali.
