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9 Luglio 2025

Vocali velocizzati, rischio per la memoria

Chi non l’ha mai fatto?

Quando sono troppi, quando sono troppo lunghi, quando si è stanchi: ascoltare gli audio di whatsapp velocizzati è diventata abitudine comune.

La velocizzazione dei contenuti audio e video in generale è molto diffusa, soprattutto tra i giovani, e ha il vantaggio non solo di far guadagnare tempo, ma anche di poter fruire di più contenuti.

Un nuovo studio pubblicato su Educational Psychology Review riconosce l’utilità della velocizzazione in contesti ad esempio educativi, dove consentirebbe di gestire il tempo a favore di esercizi e consolidamento di altre conoscenze, ma ne evidenzia nel contempo la pericolosità.

Marcus Pearce, docente di scienze cognitive presso la Queen Mary University of London, afferma che a risentire della velocizzazione dei contenuti è la memoria.

Quando siamo esposti a informazioni verbali il nostro cervello attiva tre fasi: la codifica delle informazioni, la loro conservazione e il successivo recupero.

Questo permette di comprendere, elaborare, estrarre, immagazzinare e riportare alla mente le informazioni apprese.

Quando si è nella fase di codifica, il cervello impiega tempo per elaborare e comprendere il flusso vocale; in genere le parole vengono estratte e il loro significato contestuale viene recuperato in tempo reale dalla memoria.

Ora, le persone parlano esprimendo circa 150 parole al minuto e raddoppiarle o addirittura triplicarle non ne impedisce la comprensione; il vero problema è la qualità e la longevità dei ricordi che il cervello forma di quei contenuti.

Tutte le informazioni vengono immagazzinate nella memoria a breve termine, dove vengono trasformate, combinate e rese idonee al trasferimento nella memoria a lungo termine.

Se il numero di informazioni è elevato in poco tempo per effetto della velocizzazione, la memoria subisce un sovraccarico cognitivo e perde contenuti.

Dopo numerosi test su soggetti di età diverse, i ricercatori hanno scoperto che quelli di età compresa tra i 61 e i 94 anni erano più influenzati dalla visione di contenuti a velocità elevate, con relativo indebolimento della capacità di memoria, rispetto ai soggetti di età compresa tra i 18 e i 36 anni.

La conclusione è che i giovani adulti, avendo più esperienza con la riproduzione veloce, avrebbero più capacità per gestire il maggior carico cognitivo, ma non è ancora chiaro se sia possibile ridurre gli effetti negativi sulla loro capacità di memorizzare le informazioni utilizzando più spesso la velocizzazione.

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