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Perché abbiamo bisogno di un “Third place” oltre a casa e lavoro
Tra casa e lavoro, serve uno spazio in cui ritrovarsi, riconoscersi e creare legami senza pressioni
8 Giugno 2026
C’è la casa, c’è il lavoro, ma spesso manca tutto quello che sta nel mezzo: un luogo in cui fermarsi, incontrare persone, sentirsi al sicuro senza dover per forza produrre o dimostrare qualcosa. È quello che viene definito “Third place” – “terzo posto”.
Che cos’è il “terzo posto”
A parlare di questo concetto sono stati i sociologi americani Ray Oldenburg e Dennis Brisset. Il “terzo posto” è uno spazio pubblico capace di riunire una comunità: un bar, un cinema, un parco, una piazza. Un luogo di svago dove si incontrano volti familiari, ma dove possono nascere anche nuove conoscenze.
La sua forza non sta solo nello spazio fisico, ma nelle abitudini che crea. Tornare sempre nello stesso posto, riconoscere le stesse persone, sentirsi parte di una piccola routine condivisa: è questo che genera appartenenza.
Il bisogno di sentirsi a casa anche fuori casa
Un tempo questi luoghi erano più presenti nella vita quotidiana. Oggi, invece, molti sentono la mancanza di uno spazio neutro, diverso da casa e dal lavoro, in cui essere semplicemente se stessi.
Il “terzo posto” fa sentire a casa anche fuori casa. Non chiede performance, non impone ruoli precisi, non ha l’intimità della famiglia né le regole dell’ufficio.
Il terzo posto, tra serie tv e social
Anche nelle serie tv questi luoghi sono fondamentali. Basti pensare al Luke’s Diner di Una mamma per amica: uno spazio in cui i personaggi si incontrano, parlano, cambiano e fanno avanzare la storia.
Molti giovani sono cresciuti vedendo questi luoghi sullo schermo, ma nella realtà faticano a trovarne uno simile. Per alcuni, oggi, il terzo posto sono diventati i social: anche quello online è uno spazio condiviso, ma va da sé che il senso di comunità inevitabilmente si perde se quelli che dovrebbero diventare volti noti e rassicuranti sono solamente dei nickname di persone lontane.