TUTTO NEWS
Giudizi personali: perché il metro di paragone siamo sempre noi?
Quando mancano le informazioni, la mente proietta le proprie abitudini sugli altri
19 Ottobre 2026
Cosa passa per la testa quando incontriamo una persona mai vista prima e proviamo a immaginarne le abitudini? Semplice: usiamo noi stessi come metro di misura. Anche quando questa informazione è del tutto inutile.
A fare luce su questo meccanismo è un recente studio condotto presso la Universitat Jaume I da Marta Rodríguez Aramendía e Raphael Kaplan, apparso sulla rivista Royal Society Open Science. La ricerca analizza il fenomeno dell’ancoraggio egocentrico: nel tentativo di ipotizzare le preferenze altrui, la mente umana parte istintivamente da ciò che conosce meglio – le proprie inclinazioni – per poi correggere la stima in un secondo momento.
L’esperimento e i risultati
I ricercatori hanno coinvolto 118 studenti universitari in due diverse prove pratiche. Inizialmente, i partecipanti hanno assegnato un punteggio a oltre cento attività di tutti i giorni. Successivamente, è stato chiesto loro di prevedere i comportamenti di profili e gruppi inventati, per poi passare all’analisi di un individuo del tutto anonimo.
I dati raccolti mostrano che le preferenze personali hanno condizionato le risposte, nonostante non fossero necessarie per completare il compito. In sostanza, di fronte a scarse informazioni su un soggetto, la nostra mente risponde pescando dal cassetto ciò che ha già pronto: noi stessi.
Perché il metro di misura siamo sempre noi
Gli stessi autori della Universitat Jaume I sottolineano comunque che l’indagine presenta dei confini ben precisi: i test si sono svolti in un ambiente simulato, utilizzando profili non reali e un gruppo di soggetti limitato a giovani studenti italiani e spagnoli.
Come ricordano gli esperti, “quando giudichiamo qualcuno, possiamo portarci dietro noi stessi anche quando non serviamo“. Un promemoria efficace su quanto il nostro giudizio parli, prima di tutto, di chi siamo noi.
(Immagini generate con IA)