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Sal Da Vinci e la vittoria di Sanremo: “Prima tiravo a campare”

Il vincitore del Festival ripercorre i suoi cinquant'anni di carriera

20 Ottobre 2026

Un bilancio senza riserve su cinquant’anni di carriera vissuti tra cadute e trionfi inattesi. Il cantautore Sal Da Vinci, vincitore del Festival di Sanremo 2026 condotto da Carlo Conti con il brano Per sempre sì, si è raccontato in un’intervista al quotidiano Repubblica. 

 

Le brutte sensazioni prima della vittoria a Sanremo 

Riflettendo sui momenti più bui del passato, il cantante ha confidato le sensazioni provate prima dell’exploit all’Ariston: “Quando fai tanta gavetta arriva un momento in cui il sogno che insegui si frantuma”. Un periodo difficile in cui la percezione del proprio percorso professionale rischiava di crollare: “Avevo la sensazione di essere bollito, fuori dal mondo: tiravo a campare, pensando che il mio mondo fosse fermo. Ma se prosegui nel tuo obiettivo di fare musica per quei tanti o pochi che ti seguono, esci da questa idea di posizionamenti. Probabilmente dovevo fare un percorso così”.

 

 

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Sal Da Vinci si racconta come “ambulante della musica”

Nonostante il trionfo sanremese, l’interprete rivendica con orgoglio le sue radici popolari e la determinazione di sempre: “Continuo a fare quello che facevo prima, continuo a essere me stesso”. Consapevole del proprio cammino, Sal Da Vinci ha tracciato una similitudine con il mondo del lavoro: “Nelle grandi aziende chi arriva al vertice spesso inizia come fattorino. Io mi sento un fattorino, un ambulante della musica. Ho avuto momenti down e altri esaltanti, ma sapevo sempre che dovevo lavorare. Vengo dal popolo, dal basso, e ciò che ho realizzato è solo grazie al pubblico”.

 

 

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L’intimità del teatro e la sintonia con il pubblico

Il ritorno sul palco dei teatri rappresenta per Sal Da Vinci una dimensione intima e protetta: “Il teatro è casa mia, mi sento protetto, posso concentrarmi sulle sfumature. Non c’è l’ansia da prestazione che può esserci in un contesto come il festival: è un luogo d’intesa tra me e le persone presenti. Una libertà diversa”. 

Per la serata milanese il cantante ha accantonato gli effetti scenici complessi, scegliendo uno show sincero e incentrato su temi quotidiani come la famiglia, l’intelligenza artificiale e la gestione del dolore: “Pieno di effetti speciali, però poi mi sono fermato e ho detto: ‘Ma dove vogliamo andare?’. Gli effetti speciali non lasciano segni. Io voglio che la gente porti a casa un momento di riflessione, fosse anche una discussione sul fatto che possa aver detto delle sciocchezze. Dunque sarà un concerto di cuore, sincero e imprevedibile in cui parlo di famiglia, di intelligenza artificiale, di come esorcizzare il dolore. Ma il protagonista è il pubblico”.

L’artista ha promesso di non sottrarsi mai al contatto diretto con gli spettatori al termine dello show: “Dopo aver cantato vorrei riposare, perché non ho più vent’anni. Però poi penso alle persone che rimangono in attesa e vado da loro, che infatti mi dicono che sono tra i pochi che non scappano via al termine dell’esibizione. Non mi va di ‘fuggire’ a bordo di un van: manifestazioni d’affetto come queste che mi arrivano non sono dovute. Se c’è anche solo una persona ad aspettarmi, va salutata”.

 

 

(Credits: Getty Images)