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Ansia e stress dal pensare troppo: cos’è l’overthinking

L’overthinking è un disturbo che porta a pensare troppo, causando ansia, stress, preoccupazione, senso di solitudine e calo dell’autostima

Se credi di essere l’unico a restare sveglio la notte, rimuginando su una decisione che hai preso o preoccupandoti della lista delle cose da fare l’indomani, sappi che non sei solo. Una recente ricerca dice infatti che il 73% delle persone di età compresa tra 25 e 35 anni pensa troppo, insieme al 52% delle persone di età compresa tra 45 e 55 anni: tu, come loro, sei dunque affetto da overthinking, disturbo derivante appunto dal pensare troppo che porta ad accumulare ansia, stress, preoccupazioni e a causare senso di solitudine oltre che calo di autostima.

In molti casi, l’overthinking si presenta come pensiero costante su un fatto accaduto nel passato o nel presente o che sta per accadere: sebbene non sia una malattia mentale, il pensare troppo è comunque associato a condizioni negative tra cui depressione, ansia, disturbi alimentari e disturbi da uso di sostanze. L’overthinking può essere comune anche nelle persone che soffrono di dolore cronico e malattia cronica, assumendo la forma di pensieri negativi su quel dolore e sulla guarigione da esso.

A volte – spiega Natalie Dattilo, Ph.D, psicologa della salute clinica a Boston e professore di psichiatria alla Harvard Medical School – l’overthinking può indurre il cervello ad associarsi a qualcosa di benefico o produttivo. Prendi la preoccupazione, ad esempio, che è una caratteristica distintiva del disturbo d’ansia generalizzato: alcune persone possono avere l’impressione che preoccuparsi dimostri apprensione (e dunque sentimento positivo) per qualcosa o li prepara per il peggior risultato, quindi può facilmente diventare un’abitudine, che però deve essere interrotta”.

Come uscirne, dunque? I modi a nostra disposizione per il self-care sono tanti: accettare o negare i pensieri, allenare il cervello ad agire diversamente, fare meditazione, immergersi nella natura o, in casi estremi, contattare un medico.

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