A cinque anni dall’ultima volta, Arisa torna al Festival di Sanremo con una consapevolezza nuova e una canzone che è quasi una confessione pubblica. Il palco dell’Ariston diventa lo spazio in cui mettere a fuoco un passaggio cruciale: la fine della rincorsa all’amore romantico come unica misura della felicità.
Arisa – nome nato dalle iniziali sue e dei familiari quando viveva in Basilicata – oggi parla di sé con una lucidità disarmante. Il brano che presenta nel 2026 è un viaggio dentro le imperfezioni, un bilancio emotivo che attraversa errori, cadute e riscoperte. Non c’è retorica nel suo racconto, ma una dichiarazione di maturità: la voglia di ritrovare l’innocenza dentro la complessità dell’età adulta.
Di cosa parla il brano in gara a Sanremo 2026 “Magica Favola”
Magica Favola, il brano che porta al Festival, come racconta al settimanale F, parla “della vita che si evolve, del momento in cui mi guardo indietro e faccio un bilancio di esperienze, emozioni e cambiamenti. È un testo intimo che parla del mio percorso, del riscoprire lati autentici e poetici di me stessa anche nelle mie imperfezioni, del ritrovare l’innocenza e la leggerezza dell’infanzia dentro la complessità della vita adulta”.
Il periodo buio e la rinascita dopo i quarant’anni
Nel suo percorso non sono mancati momenti difficili. Arisa ammette di essersi smarrita, in passato, nel tentativo di piacere agli altri. Un bisogno di consenso che l’ha allontanata dalla propria autenticità. Oggi, superati i quarant’anni, dice di aver trovato un nuovo punto di vista, meno fragile e più centrato. “Dopo i quaranta, ho trovato un punto di vista che credo mi porterà serenamente verso una meta… anche se non so ancora quale”.
La sua è una rinascita che non ha bisogno di proclami. È un cambio di postura: meno ricerca di approvazione, più ascolto interiore. Un’evoluzione che si riflette anche nella scrittura musicale, più intima e diretta, capace di raccontare le contraddizioni senza filtri.
“Sono single e sto benissimo così”
Il capitolo più sorprendente riguarda l’amore. Per anni la condizione di donna single è stata vissuta come un limite. Oggi non più: “Ieri sera ne parlavo con mia madre che mi diceva: ‘Dai, figlia mia prima o poi arriverà qualcuno’. Le ho risposto che sto benissimo così; alle otto sono a letto, ho il mio libro, i miei film, le mie passioni. Insomma, non mi sento più ‘diversa’ perché sono sola, e soprattutto non sento il bisogno di avere qualcuno accanto”.
Una frase che fotografa una nuova libertà. Arisa non esclude la possibilità di costruire una famiglia, ma non vuole più vivere nell’attesa. Viaggiare, coltivare relazioni sincere, condividere tempo e leggerezza: questa è la priorità. “Ho smesso di inseguire l’amore romantico a tutti i costi. Ed è una cosa bellissima, che mi rende libera”.
Oltre la sindrome della principessa
E ancora continua: “A un certo punto bisogna concentrarsi su altro, non si può vivere inseguendo qualcosa di ideale, una fotografia, un sogno o una proiezione, intrappolati nella sindrome della principessa e del principe azzurro: il principe azzurro voglio essere io. Bisogna fare riferimento a sé stesse, amarsi davvero e riuscire a bastarsi, altrimenti le delusioni diventano troppo pesanti e ci fanno perdere tante cose importanti”.
Infine racconta: “Per chi come me ha la sindrome della brava bambina, è facile cascarci. In passato mi capitava di vedere amiche che trattavano i fidanzati come nemici da ingannare con giochi e strategie. Mi sembrava molto brutto, io sono sempre stata molto limpida, eppure vedevo che alla fine erano più amate di me, trattate meglio”.
(Credits: Instagram @arisamusic)
