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Cosa si sogna prima di morire? Studio svela le visioni più comuni
Tra luce, incontri e simboli: cosa raccontano i sogni di chi è vicino alla fine
21 Aprile 2026
Negli ultimi giorni di vita, qualcosa cambia anche nel modo in cui sogniamo. Non si tratta solo di immagini casuali, ma di esperienze intense e ricorrenti che sembrano seguire schemi precisi. A indagarle è stato un gruppo di ricercatori italiani, che ha coinvolto 239 professionisti delle cure palliative tra medici, infermieri, psicologi e volontari.
Lo studio, pubblicato su Death Studies, si è concentrato sulle cosiddette ELDVs – end of life dreams and visions, ovvero sogni e visioni riportati da pazienti terminali. Secondo i ricercatori, questi fenomeni non sono semplici allucinazioni, ma forme di comunicazione simbolica che aiutano a esprimere ciò che spesso non si riesce a dire a parole.
Le immagini che ritornano: luce, porte e incontri
Dai racconti raccolti emergono temi sorprendentemente simili. Molti pazienti descrivono sogni in cui incontrano persone care scomparse, spesso in un clima di serenità. Riunioni con familiari defunti diventano così una delle esperienze più comuni, accompagnate da una sensazione di pace e accettazione.
Accanto a queste immagini, compaiono simboli legati al passaggio: luci intense, scale, porte aperte. Elementi che evocano un’idea di transizione, come se la mente stesse costruendo un ponte tra due stati. Non è raro che questi scenari siano percepiti come rassicuranti, quasi guidassero il paziente verso una nuova fase.
Non solo pace: quando i sogni diventano inquieti
Non tutte le esperienze, però, sono serene. Alcuni racconti parlano di visioni disturbanti e cariche di tensione, come figure minacciose o situazioni angoscianti. Secondo gli esperti, questi sogni rifletterebbero paure irrisolte o conflitti emotivi, legati alla difficoltà di accettare la fine o di lasciare ciò che si conosce. In questo senso, diventano segnali importanti anche dal punto di vista clinico, perché possono indicare bisogni emotivi non soddisfatti.
Il ruolo del cervello e dello stress
Dal punto di vista scientifico, il fenomeno è ancora in gran parte da chiarire. Si sa però che i sogni più vividi si verificano durante la fase REM, quando il cervello è particolarmente attivo. Condizioni come stress, depressione e disturbi del sonno – frequenti nei pazienti terminali – possono aumentare la probabilità di ricordare sogni intensi. Lo stesso è stato osservato durante la pandemia, quando molte persone riferivano sogni più vividi proprio a causa dell’ansia diffusa.
Un’esperienza ancora poco compresa
Nonostante la frequenza di questi racconti, le ELDVs restano un fenomeno poco studiato e spesso sottovalutato. Molti pazienti esitano a parlarne per paura di non essere creduti o di essere giudicati. Eppure, secondo i ricercatori, questi sogni possono avere una funzione precisa: offrire sollievo psicologico e facilitare l’elaborazione del distacco. Alcuni studi evidenziano anche una forte somiglianza con le esperienze di pre-morte, dove ricorrono immagini come tunnel, luce e incontri significativi. Il significato profondo di queste visioni resta aperto. Ma una cosa è chiara: la mente continua a raccontare, fino alla fine.