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Cos’è l’anisakis e perché cambierà il modo di mangiare il sushi

L'allarme arriva dal British Medicine Journal: pericolosi parassiti possono nascondersi nel pesce crudo. Crescono le infezioni collegate alla specialità giapponese, anche in Italia

19 Maggio 2017

La minaccia al piacere di una cena a base di sushi si chiama anisakis: lo denuncia il British Medicine Journal. Si tratta di un parassita che ha iniziato a far parlare di sé dopo diversi casi di infezione, come quello di un portoghese di 32 anni, ricoverato con febbre e forti dolori addominali, dovuti alla presenza del parassita filiforme annidato nell’intestino. Tutta colpa del pesce crudo.

L’Anisakis può infettare salmone, aringa, merluzzo, sgombro, calamaro, halibut e dentice. Fino a dieci anni fa i medici non conoscevano questa infezione, anche se alcuni medici olandesi avevano diagnosticato il primo caso di anisakidosi negli anni Sessanta, in un paziente che aveva mangiato aringhe sotto sale.

Gli effetti dell’anisakis

L’infezione, nota fin dagli anni Sessanta ma ignorata dai medici, si manifesta quando i vermi invadono la parete dello stomaco o l’intestino. Alcuni pazienti hanno riferito una sensazione di solletico in bocca o in gola: è il verme che si muove. Sopraggiungono dolori addominali, nausea e vomito. In altri casi è possibile sviluppare allergie alla proteina del parassita. Le reazioni sono gonfiore, eritema cutaneo e, nei casi più gravi, manifestazioni anafilattiche. Ma niente panico. Per gli amanti del sushi e sashimi è bene ricordare che i parassiti muoiono grazie all’abbattitura (raffreddamento rapido). Le normative italiane, in conformità con il Regolamento europeo (853/2004), stabiliscono che il pesce da consumare crudo debba essere “abbattuto” alla temperatura di -20 °C per almeno 24 ore.